Si comincia a fare sul serio.
Sveglia con calma, avremo una lunga giornata e una lunga notte davanti.
Bevo di succo d'arancia nella hall, mentre osservo un gruppo di bizzarri personaggi installati in piscina, intenti a succhiare una Budweiser dopo l'altra alle 9 di mattina. Fra tutti spicca un enorme individuo che potrebbe benissimo essere il fratello minore di un chitarrista degli Slayer, e che mi fa il segno della pace con la mano, mentre dà il colpo di grazia a una bottiglia da 33cl.
Donkin Donuts, botta di ciambelle glassate, per darci la carica. La loro bontà è commovente, ma non vanno sottovalutate, perché dopo mezz'ora sembra di avere un rivestimento di catrame sulle pareti dello stomaco.
Sulle note di "Summer of '69" e "Toxicity" Barney fa il suo trionfale ingresso nella Chicago di giorno. Ci portiamo in centro, infilandoci in uno dei sottopassi che scorrono paralleli al fiume. Mi esalto quando Mr. Pigozzo mi informa che in quella galleria è stato girato uno degli inseguimenti del pirotecnico "The Dark Night" di Chris "Memento" Nolan. Mi esalto meno quando il navigatore perde completamente la bussola e ci ritroviamo a vagare un po' disorientati per i meandri sotterranei della Windy City.
Ma è solo un attimo di sbandamento strutturale, riemergiamo presto alla luce e affidiamo Barney alle cure di un daily parking.
Gli apostoli Pietro e Paolo, già pratici del luogo, si improvvisano ciceroni, mentre rischiamo il torcicollo nell'osservare immani sequoie di vetro e cemento che si stagliano contro il cielo terso. Chicago è davvero monumentale. La pulizia sembra regnare sovrana, le enormi pareti di vetro sono lucidate continuamente da un esercito di lavavetri, appesi a trenta metri d'altezza su altalene rudimentali. Le differenti forme architettoniche e gli stili eterogenei si fondono armonicamente in un insieme che trasmette potenza, opulenza ed eleganza. Immagine che però cozza con la presenza endemica di barboni agli angoli delle strade o negli stretti vicoli laterali.
Prima tappa è il Millennium Park, ad ammirare il mitico fagiolone, o più propriamente Cloud Gate.
Effettivamente è un'attrazione bizzarra e divertente: la superficie curva riflette e deforma grottescamente i profili dei palazzoni circostanti e i corpi dei turisti entusiasti, offrendo così il pretesto per infinite fotografie
Il parco offre però altri motivi di interesse. Spiccano fra tutti due colonne contrapposte, ricoperte di schermi televisivi dai quali si staglia un enorme faccione che cambia spesso espressione, e che periodicamente erutta un getto d'acqua sui deliziati turisti sottostanti, creando una grossa pozzanghera nella quale sguazzano senza ritegno adulti e bambini in cerca di refrigerio contro la calura agostina quasi insopportabile. Nell'aria c'è una atmosfera di festa e di relax, alimentata dai gridolini estasiati dei marmocchi fradici come spugne.
Momento culturale all'Art Institute, principale museo di Chicago. Un brufoloso e ottuso studentello addetto del deposito bagagli, scopre che il mio zaino contiene una bottiglia d'acqua comprata poco prima da Starbucks. Non volendo liquidi in deposito, mi obbliga a berne l'intero contenuto dando prova di spettacolare bradipismo mentale ( ok, lo so, non faceva che applicare le regole... ) e mandandomi in giro per il museo gonfio come un pallone..
Pietro, indottrinato dai suoi fenomenali colleghi indiani, si muove con sicurezza nel padiglione dedicato all'arte orientale, sfornando aneddoti esilaranti sulle tragicomiche avventure delle poco perspicaci divinità del pantheon indiano. Fra tutte le sculture risalta una che raffigura Krishna impegnato a poppare dal petto dell'orchessa Putana.. Giù il cappello.
Menzione inevitabile per la sala degli Impressionistim che inanella opere di Monet, Manet, Gauguin, Cezanne, i puntinisti Signac e Seurat.
Io però mi perdo a guardare i quadri di Ivan Albright, monumentali manifesti al memento mori. Raggiungo gli altri solo di fronte al famigerato "American Gothic", una delle icone dell'arte e della cultura americana, un po' come "Monna Lisa" in Europa. Con le debite proporzioni, ovviamente.
All'uscita, la botta di calura che si abbatte sui nostri giovani corpi abituatisi al fresco quasi eccessivo del museo è un uppercut da ko. Decisamente gli americani non sono in grado di gestire l'uso dell'aria condizionata e sembrano non conoscere l'ampia gamma di sfumature fra caldo sahariano e freddo antartico ( in questo campo sono simili agli affabili ferrovieri delle stimate FS..)
Un gruppetto di contestatori dell'ex amministrazione Bush invita gli automobilisti a dare di clacson a mò di firma simbolica per incriminare il mite George W. A dire il vero, le risposte non si fanno pregare, sembra che il texano non abbia lasciato un gran ricordo di sé da queste parti..
Di fronte al museo cè nientepopodimeno che la targa dove la Route 66 inizia ufficialmente. Un gruppo di ragazzotti autoctoni ci fa la foto di rito, e si gasano come fossimo supereroi quando gli diciamo che è nostra intenzione farcela tutta fino a LA..
Abbiamo una fame del porco. Ci rifocilliamo da "Willy The Goat" un postaccio molto caratteristico gestito da un sordido gruppo di individui sdentati e brontoloni, che ci servono senza troppe cerimonie dei burger deliziosi. Uno squarcio di vera America.
Il pomeriggio trascorre a zonzo su Michigan Avenue, entrando e uscendo dai negozi. All'Apple Store Federico piazza il colpaccio e si porta a casa un Mac nuovo di zecca. Esce dal negozio contento come un bambino grasso in visita alla fabbrica di Willy Wonka.
L'ultima tappa è dedicata ai baskettofili. Religioso raccoglimento allo United Center, all'ingresso del quale troneggia la statua di His Airness, che mi tocca ammirare da molto lontano, visto che, ahimé, i cancelli sono chiusi. Ma è comunque un'emozione. Fortunatamente il Putto estrae l'obbiettivo delle grandi occasioni, e tira fuori dal cilindro un paio di foto azzeccate.
Si torna a Willowbrook, dove scopriamo che il chitarrista degli Slayer e i suoi soci sono ancora A mollo in piscina e sono ancora intenti a seccare Budweiser. Mi chiedo se ormai gli siano cresciute le branchie, e se i loro fegati siano ormai dei colapasta..
La serata promette bene. Prima cena da "Ted Montana". Il cameriere, Corey, ci scodella nel piatto degli hamburger di bisonte dalla bontà commovente. Anche gli esperti Piotrek e Jp sono concordi nell'affermare che si tratta del miglior burger che abbia mai titillato i loro esigenti palati.
Il programma prevede poi una bevuta coi fiocchi al famigerato"Cadillac Ranch", dove però, con discreta costernazione, troviamo il locale mezzo vuoto. Pazienza, si entra e si attacca a bere. Il locale non si riempirà granché, ma nel corso della serata avremo comunque modo di ammirare esemplari folkloristici della fauna locale.
In primis una fenomenale coppia di giovani ubriaconi, invitati a uscire dal locale dai perplessi buttafuori: lei, completamente in botta, ormai totalmente ignara di come si chiami, di dove si trovi , di chi le sia intorno; lui, a sua volta piuttosto disorientato ma leggermente più in grado di nasconderlo, riesce a convincere i gorilla di essere sufficientemente lucido per portare lei a casa. Peccato che nel parcheggio lei collassi definitivamente, spianandosi sull'asfalto e lui, nel tentativo di sedersi vicino per confortarla negli ultimi momenti di coscienza, crolla in avanti di testa, ed esegue una perfetta capriola facendo leva sul solo cranio e spianandosi dolorosamente a sua volta. Dopo un po', e con mille difficoltà, riusciranno ad andarsene, ma resteranno per sempre stagliati nella nostra memoria per averci regalato una pagina di esilarante comicità, nonché un efficacissimo spot contro l'alcolismo.
Secondo highlight della serata: Danielle, Britney e Jennifer, ribattezzata l'indianina.
La prima, cameriera di Hooters in libera uscita, è un angelo biondo dal fisico minuto e dal seno generoso strizzato in un corpetto fucsia da infarto. Scopriremo che è stata mollata dal ragazzo il giorno prima, ed è per questo comprensibilmente giù di tono.
Jennifer l'indianina è una procace ragazzotta dalla pelle olivastra, lucenti capelli neri, minigonna di jeans e movenze da navigata passeggiatrice. Fa sesso e lo sa, e non risparmia ancheggiamenti e pose da lap dancer, a beneficio di tutto il locale, non solo dell'aitante ragazzo lì presente e apparentemente tutt'altro che geloso.
Britney è la scheggia impazzita del gruppetto, almeno per me. La tengo d'occhio per tutta la sera, senza osare farmi avanti. Clamorosamente si fa avanti lei con me e JP, invitandoci senza peramboli a tirar su il morale a Danielle, regalandoci pillole di sfrontatezza del tenore "C'mon, don't you like her? She's single now, and she has bigger boobs than mine!" Io e Jp accettiamo divertiti e un po' perplessi dalla sua verve, e dopo 5 min. di conversazione con Brit e la riluttante Danielle scopriamo che il folle che ha mollato Danielle è nel locale. Rischiooo... Ci districhiamo con stile, e guadagnandoci un suo sorriso mentre mostriamo comprensione osservando che è una vera seccatura quando gli amici, pur a fin di bene, cercano di tirarti su il morale a tutti i costi ficcandoti in situazioni di cui faresti volentieri a meno... Il buon JP resta un po' a parlare con lei, mentre io mi concentro sull'esuberante amichetta.
Scopro che Britney è di origine italiana. Mi mostra orgogliosa il tatuaggio della bandiera italiana sul polpaccio. "Ti piace?" mi dice maliziosa, e io le rispondo "Eccome! Ma anche il resto della gamba è decisamente ben fatto.. ". Lei ride e mi racconta che la sua bisnonna era siciliana. " She was from Sicily! That's why I'm so crazy, and she was actually a great bitch". Speriamo che la vegliarda da lassù non abbia sentito..
Sia io che Jp comunque ci rendiamo conto che non c'è granché margine di manovra. Va detto che essere italiani aiuta indubbiamente ad attaccare bottone nelle normali conversazioni, ma non molto di più. Le ragazze qui sono molto più espansive che in Italia, quando si tratta di conoscere gente, e provocano anche più del necessario. Ma tengono saldamente in pugno le redini del gioco, e sanno sempre quando e come incenerire le speranze di improvvisati casanova.
Inoltre, le fanciulle in questione non hanno la più pallida idea di cosa sia la Route 66, e quando raccontiamo loro della nostra vacanza non sembrano granché interessate.. Decisamente sorprendente e anche un po' avvilente, mi sia concesso dirlo, dopo tutto è la strada più famosa del mondo e loro abitano a un tiro di schioppo da essa.. In compenso scopriamo che offrendo un paio di corona si viene ricompensati con un campionario di strusciamenti lesbo degni di un film porno soft..
Alle 3 ci congediamo dalle scugnizze di cui sopra, previa sessione di bacetti d'addio e palpatine.
Stanchi, felici e arrapati facciamo ritorno alla base. Sweet dreams...
come sempre utilissimo!
RispondiEliminaahahaha che serata al Cadillac Ranch, pure quasi vuoto ci ha regalato 2-3 perle.
e che bella Chicago, mi manca tantissimo.