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mercoledì 29 settembre 2010

MotherRoad Chronicles - Day 16 - From San Diego To Los Angeles

22.08.2009

Inutile negarlo. Siamo stanchi morti. Gli ultimi due giorni nella Città degli angeli saranno vissuti, almeno da me, nel miglior compromesso possibile fra il "torpore" derivato da una scorreria di quasi 6000 Km tagliando in due il Midwest, e la comprensibile urgenza di sfruttare al meglio le ultime battute di una vacanza già entrata nella leggenda.
Intanto, la tratta da S.Diego a Los Angeles non è d'aiuto. C'è un traffico assurdo, tanto che decidiamo di farci la litoranea, tra begli scorci di paesaggio ( menzione d'onore a Ocean Side e il suo porto )e macroscopici errori di percorso.
Tanto per chiarire, tentiamo inconsapevolmente di entrare in una base militare, con tanto di truce e muscolosissimo sergente nero di piantone, che ci intima senza cerimonie, di tornare indietro.
La disavventura mi gasa: finalmente ho incontrato il tipico soldatone USA, il tipico personaggio che farcisce innumerevoli filmoni e filmetti di matrice yankee: per un momento mi sono sentito protagonista di un assurdo ibrido fra "Full Metal Jacket" e "Hot Shots"!

Pranziamo in un classico fast food à la Johnny Rockets. Dietro di noi si abbuffa una famigliola romana. Il "patriarca" ci apostrofa in dialetto trasteverino: "Ahò, ma vuoi mettere 'na pasta co' 'sta robba?" Effettivamente dopo 16 giorni inizio ad aver voglia di una bella piattazza di tagliatelle al ragù..
Voglio citare anche la cameriera, di cui non ricordo il nome, ma gli occhi azzurrissimi, quelli sì.

Entriamo nell'Orange County, terra di repubblicani, riccastri, fighetti e telefilm.
Filmoya alla guida tenta invano di parcheggiare per fare un salto al molo reso famoso da "The O.C.". Barney fende la folla che satura letteralmente le strade su cui si affacciano i negozi. Tutt'altra cosa rispetto alla città deserta del novembre 2007... Percorriamo anche vie signorili fiancheggiate da lussuose case di villeggiatura.
Non mi piace Newport. Per un attimo vengo colto dalla voglia di cantare Bandiera Rossa e orinare in mezzo a quelle specie di Wisteria Lane. Fortunatamente l'attacco di anarchia scompare veloce com'è arrivato.

Arriviamo finalmente a L.A. dopo una seconda overdose di traffic jam.
Siamo piallati. Raggiungiamo il motel che ci farà da casetta per i prossimi due giorni. Con la sua piscina centrale e gli appartamenti cui si accede arrampicandosi su scale ripidissime, ci gasa il fatto che il motel assomigli un po' alla versione dei poveri del complesso dove abitavano quegli stronzi antipatici dei personaggi di "Melrose Place".
Ci vogliono un paio di ore per convincere le nostre membra a staccarsi dal materasso, e le trascorro guardando uno dei film più divertenti e genuinamente ignoranti di sempre: "Major League", con il mai troppo lodato Charlie Sheen nel ruolo di "Wild Thing", e Tom "Sgt. Barnes" Berenger in quello di uno scalcagnato veterano del baseball che vince la league e conquista la sua bella, quel bel tusanin di Renée Russo..

L'Amoeba è a un tiro di schioppo. Ci sentiamo moralmente obbligati a fare un salto e a comprare i soliti 8-9 ciddì. Irretito come sempre dal subdolo Piotrek, stavolta esagero. A mia discolpa, ammetto che era eccezionale il modo in cui quel bastardo mi arrivava di fianco, con una qualche capolavoro in mano, sussurrandomi con voce bassa da cospiratore e sguardo da cherubino: "Questo è un capolavoro, a un prezzo assurdo. Fai te, io lo rimetto al suo posto". E io, come un bovino pungolato dal pastore, mi fiondavo a farlo mio.
Esco dal negozio ringraziando/maledicendo il dio della musica, che ha collocato l'Amoeba a L.A. anziché nella ben più strategica Garlate (LC) e mi riunisco agli altri, a loro volta soddisfatti.

Andiamo a bighellonare sull'Hollywood Boulevard. Ammetto sinceramente che la magia della prima volta, assaporata 2 anni fa, è un lontano ricordo. Walk Of Fame, Kodak Theater, la folla di figuranti travestiti che cercano di incastrare il turista per la foto a pagamento.. Tutto già visto, mi dico malinconicamente.
Fortuna che il Chinese Theater, con le leggendarie mattonelle di cemento "firmate" da glorie vecchie e nuove del cinema, è ancora in grado di risvegliare il mio entusiasmo di cinefilo, sarà che qui la storia si può toccare tangibilmente, e si può constatare con un certo sgomento che piedini da Cenerentola aveva quel duro di John Wayne...

Scocca la mezza. Ho due elefanti seduti sulle palpebre. Si decide di tornare a casa in in taxi. All'ultimo momento vengo colto da un raptus di masochismo e mi obbligo a farmela a piedi lungo tutto il Boulevard fino al motel.
Il mio coraggio viene ricompensato da una serie di scorci interessanti della quotidianità di questa parte dell'immensa metropoli: ragazzi neri che fanno free style, biondone supertirare all'ingresso di un locale, limousine come se piovesse, e anche una procedura di arresto da manuale, a spese di un cretino che guidava ubriaco marcio.
Non c'è male L.A., non c'è male...