Ormai su questo blog tutto è già stato detto e considerato, ma non potevo esimermi da un mini post a un anno esatto dalla partenza vera e propria, da quell'8 Agosto che ricordo di aver aspettato quasi con ansia nei mesi precedenti, e che ci ha portati ad atterrare a Chicago, a prendere Barney, a sentirci dare dei polacchi alla reception del primo motel, ad andare da Hooters per il primo impatto con la cultura yankee, a vedere chi-town dall'alto dell'Hancock tower... e per l'amor di dio sto solo parlando delle primissime ora di una vacanza "sempre in posa".
Mi manca di brutto.
Buon anniversario, nobili compagni d'avventura
domenica 8 agosto 2010
giovedì 5 agosto 2010
MotherRoad Chronicles - Day 15 - From Barstow To San Diego
21.08.2009
Doveroso iniziare la giornata con una serie di "omaggi" alla pionieristica vacanza del 2007.
Chiudiamo il conto aperto con il mitico ciambellaro di Barstow, presso il quale, 2 anni prima, avevamo acquistato 2 ciambelle pro capite, in un'orgia di glassa e cioccolato, che ci aveva fatto avere gli incubi per un'intera giornata. Stavolta ci limitiamo a una cauta ciambella, che mi delizia ma mi evita abbiocchi fuori programma.
Poco fuori la cittadina, c'è un luogo dal significato tutto particolare, oserei dire mitico: un bellissimo gagliardetto della Route 66 dipinto sull'asfalto in puro stile California, ovvero grosso, dettagliato, con i controcazzi. Lo stesso che nel 2007 avevamo così golosamente fotografato. Proprio qui viene scattata una delle foto feticcio della vacanza, noi 5 seduti attorno al simbolo, in faccia un sorriso un po' stralunato, contenti come pasque per essere là, nel posto dove a suo tempo iniziò a prendere forma l'idea che forse questa Route 66 meritava un viaggetto ad hoc...
Damn... Piccolo retroscena: ci mettiamo un secolo a fare questa benedetta foto, perché sembra che tutte le auto della contea si siano date appuntamento lì per romperci le.. uova nel paniere.
Prossima tappa: Oro Grande, dove intendiamo dare una rispolverata al "manifesto" di Big Mike, meccanico convinto estimatore del diritto dell'essere umano di farsi giustizia da solo. Obbligatorio poi fare scalo al sordido baretto dove due anni prima la simpatica barista bionda, Heather, aveva chiesto a me, Jp e Piotrek se fossimo fratelli ( Pronto, tesoro??? Secondo te io, dai tratti così fini e delicati, ho a che fare con quei due bruti dai lineamenti bifolchi??? Un po' di fisiognomica, perdio!!! ). Se il caso ballerino ci facesse reincontrare nuovamente il leggendario autista del monumentale pick up bianco, al secolo "Fred Il Cazzaro", faremmo tombola, bingo, strike e peppa. Ma il caso BASTARDO decide invece di assestarci una combo di delusioni a dir poco devastante: entrambe le location sono sparite, puf, volatilizzate: al posto dell'officina di Big Mike c'è un anonimo edificio rosso brillante. Il baretto delizioso è stato sostituito da un localaccio mezzo vuoto e desolante, gestito alla cazzo di cane da truce e squinternata signora di mezza che a malapena ci chiede cosa vogliamo. Sigh, dolce Heather...
Fuggiamo via inorriditi dalla sciatteria del postaccio, e curiamo il trauma a Victoryville, facendo shopping come ragazzine bene di Newport.. Io mi regalo un paio di paia di All Star che stavo lumando da un po'. Che diamine, se non ci viziamo un po' da soli, chi ci vizia a noi?
Rapido rifornimento di junk food, tempo di portare i nostri culi verso S.Diego, che mi incuriosisce parecchio.
Scatta la chicca: Anne, la fiamma Las Vegasiana di Jp detto il Galante, è a S.Diego con l'amica Caroline, con la quale sta facendo un viaggio un po' alla Thelma e Louise. Ci invitano a cenare con loro, poi a danser. Vorrà dire che stasera si darà sfoggio delle nostre proverbiali buone maniere,nonché di finezza e delicatezza con le cugine d'oltralpe. Uhm.. Urge un ripasso, in quanto 3000 Km di asfalto ci hanno un po' fatti scivolare verso l'abbrutimento. Il tragitto rimanente viene dunque occupato ripercorrendo con sussiego le regole fondanti del parlar forbito, fra sfumature di stilnovismo e di estetica montparnassiana.
In città fatichiamo a trovare alloggio. La colpa è tutta della nostra squadra del cuore, i St.Louis Cardinals, venuti a S.Diego per spezzare le mazze sulle schiene dei malcapitati Padres.. Vaya con Dios, Pujols, sfasciagli le reni, a 'sti californiani imbastarditi coi panchos!!!
La notte cala sull'ultima roccaforte USA prima del confine col Messico. Ci avventuriamo per le strade del centro, tutti belli tirati e pettinati, e l'unica cosa che salta agli occhi mentre raggiungiamo l'incrocio designato come rendez-vous, è che codesta meravigliosa città è piena fino all'orlo di quella che Petrarca chiamava Laura, Boccaccio chiamava Fiamma e Dante chiamava Beatrice. Solo che le Laure, Fiamme o Beatrici non hanno movenze flautate da donne angelicate, ma piuttosto movenze feline e sensuali da pantere in cerca di qualcuno da spolpare. Patonze invereconde si aggirano in branchi per le vie di questa fabbrica di libidine, in perfetto equilibrio su tacchi vertiginosi. Qualche ora più tardi ammireremo le suddette in "drunk mode", mentre alle 2.00 am berceranno alla ricerca di un taxi che le riconduca all'ovile.
2.00 am, esatto. In Italia di venerdì sera dormono solo i pensionati, le donne incinte e i malati. A S.Diego invece si chiude bottega, stop, finito, tante cose. Non resta un locale aperto neanche a piangere in calabrese estremo.
E così quando noi, reduci da una cenetta a un ristorante italiano ( durante il quale le nostre due ospiti si rivelano ragazze spiritose e dalla conversazione brillante oltre che carine ) e da un paio di bicchierate di tequila in un baretto poco lontao,
decidiamo di fare due salti in pista da ballo, ci ritroviamo avvolti dal vuoto pneumatico. E pensare che sia noi che le due belle eravamo pure tornati frettolosamente in albergo a prendere i passaporti..
Facciamo alcuni tentativi infruttuosi ma niente, la città è blindata dal coprifuoco.
I tre gaglioffi marchigiani decidono di rifarsi su uno dei numerosi e incauti guidatori di risciò che affollano San Diego. La loro scelta cade su un turco malcapitato, che per 20 $ accetta di usurarsi i polmoni e giocarsi i polpacci per riportarli all'hotel, che per inciso è in cima a una salitella interessante. I tre aguzzini si divertono un mondo a osservare il supplizio atroce del Pantani del Bosforo, il quale suda come un somaro e impreca come un giannizzero, mentre il risciò incespica con penosa lentezza su per la salita verso Ash Street. Ataturk chiama pure un connazionale in soccorso, il quale si rivela non solo sfaticato, ma addirittura un peso aggiuntivo. Al che, ormai alla frutta, il pover'uomo implora i 3 negrieri di continuare a piedi. Magnanimi, i nostri acconsentono e se ne vanno sghignazzando.
Jp scorta la bella A.A. in hotel. Io, galantuomo d'altri tempi, accompagno Caroline, che ha deciso di farsi un tour by night a piedi. Discorriamo del più e del meno. Lei è gasata perché può darmi lezioni di francese, io la ripago insegnando qualche parolina del simpatico gergo dei mulettisti padovani. A un certo punto mi rivolge un sorriso smagliante e mi confessa candidamente di non avere la più pallida idea di dove siamo rispetto al suo hotel. Non volendo soccombere all'umiliazione del taxi, ci infiliamo nello store attiguo a un benzinaio e chiediamo lumi a un agente di polizia, il tipico blue con una panza da yokozuna e la scatola di ciambelle sul sedile, un tutore dell'ordine che infonde sicurezza.. Vergognosamente, il cialtrone confessa di non avere la più pallida idea di dove possa essere l'hotel di Caroline. Né lo sanno gli altri 3 tizi nel negozio. Strani forte, 'sti autoctoni.. A un incrocio, uno smandrappato con la canotta di Kobe Bryant ci dà la dritta giusta.
A pochi metri dall'albergo, dei tizi ubriachi ci regalano una lattina sigillata di Miller Light, una birra che non regalerei neppure al mio miglior nemico. "Potremmo berla" mi dice maliziosa Caroline. "Dopo tutto sono avvocato, se ci beccano ci tirerei fuori di galera in un click".
Hall. Ci salutiamo. Mi bacia con stile sulle guance. Non individuo segnali di incoraggiamento a salire da lei a imparare i passi base del flamenco, di cui si dice sia una maestra. Sciocco Tomb, cieco Tomb, incapace Tomb...
Mi guarda salire sul taxi che mi riporterà in albergo e mi fa ciao con la mano..
Doveroso iniziare la giornata con una serie di "omaggi" alla pionieristica vacanza del 2007.
Chiudiamo il conto aperto con il mitico ciambellaro di Barstow, presso il quale, 2 anni prima, avevamo acquistato 2 ciambelle pro capite, in un'orgia di glassa e cioccolato, che ci aveva fatto avere gli incubi per un'intera giornata. Stavolta ci limitiamo a una cauta ciambella, che mi delizia ma mi evita abbiocchi fuori programma.
Poco fuori la cittadina, c'è un luogo dal significato tutto particolare, oserei dire mitico: un bellissimo gagliardetto della Route 66 dipinto sull'asfalto in puro stile California, ovvero grosso, dettagliato, con i controcazzi. Lo stesso che nel 2007 avevamo così golosamente fotografato. Proprio qui viene scattata una delle foto feticcio della vacanza, noi 5 seduti attorno al simbolo, in faccia un sorriso un po' stralunato, contenti come pasque per essere là, nel posto dove a suo tempo iniziò a prendere forma l'idea che forse questa Route 66 meritava un viaggetto ad hoc...
Damn... Piccolo retroscena: ci mettiamo un secolo a fare questa benedetta foto, perché sembra che tutte le auto della contea si siano date appuntamento lì per romperci le.. uova nel paniere.
Prossima tappa: Oro Grande, dove intendiamo dare una rispolverata al "manifesto" di Big Mike, meccanico convinto estimatore del diritto dell'essere umano di farsi giustizia da solo. Obbligatorio poi fare scalo al sordido baretto dove due anni prima la simpatica barista bionda, Heather, aveva chiesto a me, Jp e Piotrek se fossimo fratelli ( Pronto, tesoro??? Secondo te io, dai tratti così fini e delicati, ho a che fare con quei due bruti dai lineamenti bifolchi??? Un po' di fisiognomica, perdio!!! ). Se il caso ballerino ci facesse reincontrare nuovamente il leggendario autista del monumentale pick up bianco, al secolo "Fred Il Cazzaro", faremmo tombola, bingo, strike e peppa. Ma il caso BASTARDO decide invece di assestarci una combo di delusioni a dir poco devastante: entrambe le location sono sparite, puf, volatilizzate: al posto dell'officina di Big Mike c'è un anonimo edificio rosso brillante. Il baretto delizioso è stato sostituito da un localaccio mezzo vuoto e desolante, gestito alla cazzo di cane da truce e squinternata signora di mezza che a malapena ci chiede cosa vogliamo. Sigh, dolce Heather...
Fuggiamo via inorriditi dalla sciatteria del postaccio, e curiamo il trauma a Victoryville, facendo shopping come ragazzine bene di Newport.. Io mi regalo un paio di paia di All Star che stavo lumando da un po'. Che diamine, se non ci viziamo un po' da soli, chi ci vizia a noi?
Rapido rifornimento di junk food, tempo di portare i nostri culi verso S.Diego, che mi incuriosisce parecchio.
Scatta la chicca: Anne, la fiamma Las Vegasiana di Jp detto il Galante, è a S.Diego con l'amica Caroline, con la quale sta facendo un viaggio un po' alla Thelma e Louise. Ci invitano a cenare con loro, poi a danser. Vorrà dire che stasera si darà sfoggio delle nostre proverbiali buone maniere,nonché di finezza e delicatezza con le cugine d'oltralpe. Uhm.. Urge un ripasso, in quanto 3000 Km di asfalto ci hanno un po' fatti scivolare verso l'abbrutimento. Il tragitto rimanente viene dunque occupato ripercorrendo con sussiego le regole fondanti del parlar forbito, fra sfumature di stilnovismo e di estetica montparnassiana.
In città fatichiamo a trovare alloggio. La colpa è tutta della nostra squadra del cuore, i St.Louis Cardinals, venuti a S.Diego per spezzare le mazze sulle schiene dei malcapitati Padres.. Vaya con Dios, Pujols, sfasciagli le reni, a 'sti californiani imbastarditi coi panchos!!!
La notte cala sull'ultima roccaforte USA prima del confine col Messico. Ci avventuriamo per le strade del centro, tutti belli tirati e pettinati, e l'unica cosa che salta agli occhi mentre raggiungiamo l'incrocio designato come rendez-vous, è che codesta meravigliosa città è piena fino all'orlo di quella che Petrarca chiamava Laura, Boccaccio chiamava Fiamma e Dante chiamava Beatrice. Solo che le Laure, Fiamme o Beatrici non hanno movenze flautate da donne angelicate, ma piuttosto movenze feline e sensuali da pantere in cerca di qualcuno da spolpare. Patonze invereconde si aggirano in branchi per le vie di questa fabbrica di libidine, in perfetto equilibrio su tacchi vertiginosi. Qualche ora più tardi ammireremo le suddette in "drunk mode", mentre alle 2.00 am berceranno alla ricerca di un taxi che le riconduca all'ovile.
2.00 am, esatto. In Italia di venerdì sera dormono solo i pensionati, le donne incinte e i malati. A S.Diego invece si chiude bottega, stop, finito, tante cose. Non resta un locale aperto neanche a piangere in calabrese estremo.
E così quando noi, reduci da una cenetta a un ristorante italiano ( durante il quale le nostre due ospiti si rivelano ragazze spiritose e dalla conversazione brillante oltre che carine ) e da un paio di bicchierate di tequila in un baretto poco lontao,
decidiamo di fare due salti in pista da ballo, ci ritroviamo avvolti dal vuoto pneumatico. E pensare che sia noi che le due belle eravamo pure tornati frettolosamente in albergo a prendere i passaporti..
Facciamo alcuni tentativi infruttuosi ma niente, la città è blindata dal coprifuoco.
I tre gaglioffi marchigiani decidono di rifarsi su uno dei numerosi e incauti guidatori di risciò che affollano San Diego. La loro scelta cade su un turco malcapitato, che per 20 $ accetta di usurarsi i polmoni e giocarsi i polpacci per riportarli all'hotel, che per inciso è in cima a una salitella interessante. I tre aguzzini si divertono un mondo a osservare il supplizio atroce del Pantani del Bosforo, il quale suda come un somaro e impreca come un giannizzero, mentre il risciò incespica con penosa lentezza su per la salita verso Ash Street. Ataturk chiama pure un connazionale in soccorso, il quale si rivela non solo sfaticato, ma addirittura un peso aggiuntivo. Al che, ormai alla frutta, il pover'uomo implora i 3 negrieri di continuare a piedi. Magnanimi, i nostri acconsentono e se ne vanno sghignazzando.
Jp scorta la bella A.A. in hotel. Io, galantuomo d'altri tempi, accompagno Caroline, che ha deciso di farsi un tour by night a piedi. Discorriamo del più e del meno. Lei è gasata perché può darmi lezioni di francese, io la ripago insegnando qualche parolina del simpatico gergo dei mulettisti padovani. A un certo punto mi rivolge un sorriso smagliante e mi confessa candidamente di non avere la più pallida idea di dove siamo rispetto al suo hotel. Non volendo soccombere all'umiliazione del taxi, ci infiliamo nello store attiguo a un benzinaio e chiediamo lumi a un agente di polizia, il tipico blue con una panza da yokozuna e la scatola di ciambelle sul sedile, un tutore dell'ordine che infonde sicurezza.. Vergognosamente, il cialtrone confessa di non avere la più pallida idea di dove possa essere l'hotel di Caroline. Né lo sanno gli altri 3 tizi nel negozio. Strani forte, 'sti autoctoni.. A un incrocio, uno smandrappato con la canotta di Kobe Bryant ci dà la dritta giusta.
A pochi metri dall'albergo, dei tizi ubriachi ci regalano una lattina sigillata di Miller Light, una birra che non regalerei neppure al mio miglior nemico. "Potremmo berla" mi dice maliziosa Caroline. "Dopo tutto sono avvocato, se ci beccano ci tirerei fuori di galera in un click".
Hall. Ci salutiamo. Mi bacia con stile sulle guance. Non individuo segnali di incoraggiamento a salire da lei a imparare i passi base del flamenco, di cui si dice sia una maestra. Sciocco Tomb, cieco Tomb, incapace Tomb...
Mi guarda salire sul taxi che mi riporterà in albergo e mi fa ciao con la mano..
lunedì 2 agosto 2010
MotherRoad Chronicles - Day 14 - From Las Vegas To Barstow
20.08.09
Sveglia alle 10.30.
Mi sento sorprendentemente in palla, la testa è leggera come se la sbronza della sera prima fosse stata a base di Barolo, e non della sapida birraccia di queste parti..
E sono irragionevolmente di buon umore.
L'unica traccia della sera precedente è un alito che sa di sepolcro, e i vestiti stropicciati che ho ancora addosso.
Neppure ho il tempo di sollevarmi faticosamente dal lettone sul quale sono crollato appena cinque ore prima, che i Mezzanotte fanno il loro festoso ingresso in camera.
Sono reduci da una salubre puntata in piscina, méta agognata alla quale il giorno prima, una volta respinti dagli spocchiosi bagnini del Palms Place, avevano giurato su tutti i santi di accedere, avendo come unico fine il refrigerio e il casto occhieggiare di eventuali poppute esponenti del gentil sesso, che qui più che in ogni altro luogo sono notoriamente attratte dall'Accadueò e dalla possibilità di scucire filigrana a turisti più o meno facoltosi.
I due cialtroni se la ridono raccontandomi di aver subìto un casto approccio da parte di due monache benedettine in cerca di offerte che, levando inni al cielo e intonando la ben nota lode "We Love Italians!", hanno delicatamente appoggiato i loro polpastrelli tremebondi sulla dotazione di serie dei nostri affezionatissimi, i quali, pieni di mistica ispirazione, hanno risposto con un salmo non molto conosciuto da queste parti, il "Grazie Non Vado A Puttane", per poi disimpegnarsi con abilità.
Con la perspicacia che tutti sanno essermi propria, noto che il buon Pigoz NON è rientrato all'ovile. Arriverà una mezz'ora più tardi, con quella faccia un po' così, e quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto qualcosa di bello bello bello. Ma proprio bello bello bello...
Siamo tutti in fase di orribile fame chimica. Decidiamo di darci a un altro vergognoso saccheggio di un All You Can Eat. Stavolta viene designato quello del MGM.
Scattano le ultime giocate, avvolte da un alone quasi testamentario. Il Piotrek porta a casa 56 bucks del tutto immeritati ( :-P ), il resto di noi naufraga miserabilmente.
Anche la roulette, presieduta da un gorilla tifoso sfegatato del Chelsea e di Mourinho, ci da picche. Tempo davvero di levare le tende. La prossima destinazione è un paese dove io JP e Pietro abbiamo lasciato un pezzettino di cuore durante la visita precedente, nell'ormai antidiluviano novembre 2007: Barstow, che ci ricongiungerà all'amata Route.
Nulla da segnalare durante l'asfissiante passaggio attraverso il Mohave. Ormai siamo saturi di paesaggi e protesi verso le ultime tappe cittadine del viaggio: le rinomate San Diego e Los Angeles.
Anzi, a ben vedere qualcosa da segnalare c'è: la mia incredibile energia e loquacità. I miei compagni di viaggio, che sopportano educatamente la mia ingiustificata iperattività, si chiedono perplessi se la sera prima io non sia finito per caso nella versione Vegasiana del "Korova MilkBar, a bere Latte+ rinforzato con qualche droguccia mescalina, roba che ti fa robusto e disposto all'esercizio dell'amata ultraviolenza".
Che cazzo ne so. Misteri di un metabolismo devastato dai cheeseburgers..
Quasi con spocchia teniamo fede al programma giornaliero, visitando la pseudo-città fantasma di Calico, dall'atmosfera tutt'altro che fantasmatica, che nel più sfigato parco tematico europeo sarebbe andata incontro a sonora bocciatura.
Barstow invece non può deludere.
Dopo una pennichella e una doccia che finalmente mi riportano al livello pseudoletargico degli altri 4, ci infiliamo in un ristorantino nel quale divoriamo l'ennesima bistecca. Siamo intenti ad ingozzarci di carne quando, disgrazia fra le disgrazie, una rumorosa comitiva di compatrioti fa il suo ingresso nel locale. Anzi, a voler essere precisi, è il tipico gruppetto familiare italiota, corredato di chiassosi ragazzini dalle facce bovine, ai quali avrei volentieri regalato una raffica di schiaffi.
La cameriera, piuttosto stanca ma ripigliata e simpatica, ci consiglia di fare un salto al Molly's, un locale mooolto carino e letteralmente straripante dei personaggi stereotipati così cari a noi amanti del folclore:
- Monumentali neri dalla lingua scioltissima, fra cui spicca un grassone molto simpatico che si impadronisce del biliardo, annichilendo qualsiasi avversario abbia l'ardire di mettere in questione la sua leadership inontrastata. Si ferma solo per un attimo, per cantare " Oh My Love ", e interpretandola magistralmente grazie a una bellissima voce tenorile, dall'inconfondibile timbrica black.
- il bianco muscoloso corredato di fighetta, ansioso di fare il simpatico per guadagnarsi la considerazione dei vari clan che affollano il bar.
- le tardone in tenuta da battaglia, patetiche storpiature delle groupies dei Seventies.
- le sussiegose prugnette locali, con inevitabile corredo di amiche grasse come portaerei sulle quali scaricare nevrosi e insicurezze. Fra le amiche "acquaiole" (per citare un termine alla Gino Bartali) spicca un catamarano che, probabilmente avvantaggiata dall'assetto ottimale derivante dall'avere un posteriore da bovino texano, se la cava più che dignitosamente a biliardo col trippone di cui sopra.
- bulletti locali, con cappelli da baseball a sghimbescio, tatuaggi in evidenza e cipiglio da duri e puri.
Girano birra a fiumi ( servita in barattoli di vetro: bella trovata, a mio modesto parere ), e parecchi sguardi spavaldi, ma se stai al tuo posto e non fai il galletto, come scegliamo saggiamente di fare noi, ti godi una bella serata di birra e musica.
Il karaoke è infatti gettonatissimo, benché non tutti i cantanti si rivelino all'altezza.
A mezzanotte precisa ci si guarda in faccia: abbiamo tutti l'aria stravolta. Urge salvifica sessione di ginnastica onirica.
Neanche un quarto d'ora dopo siamo tutti orizzontali nei nostri lettini.
Sveglia alle 10.30.
Mi sento sorprendentemente in palla, la testa è leggera come se la sbronza della sera prima fosse stata a base di Barolo, e non della sapida birraccia di queste parti..
E sono irragionevolmente di buon umore.
L'unica traccia della sera precedente è un alito che sa di sepolcro, e i vestiti stropicciati che ho ancora addosso.
Neppure ho il tempo di sollevarmi faticosamente dal lettone sul quale sono crollato appena cinque ore prima, che i Mezzanotte fanno il loro festoso ingresso in camera.
Sono reduci da una salubre puntata in piscina, méta agognata alla quale il giorno prima, una volta respinti dagli spocchiosi bagnini del Palms Place, avevano giurato su tutti i santi di accedere, avendo come unico fine il refrigerio e il casto occhieggiare di eventuali poppute esponenti del gentil sesso, che qui più che in ogni altro luogo sono notoriamente attratte dall'Accadueò e dalla possibilità di scucire filigrana a turisti più o meno facoltosi.
I due cialtroni se la ridono raccontandomi di aver subìto un casto approccio da parte di due monache benedettine in cerca di offerte che, levando inni al cielo e intonando la ben nota lode "We Love Italians!", hanno delicatamente appoggiato i loro polpastrelli tremebondi sulla dotazione di serie dei nostri affezionatissimi, i quali, pieni di mistica ispirazione, hanno risposto con un salmo non molto conosciuto da queste parti, il "Grazie Non Vado A Puttane", per poi disimpegnarsi con abilità.
Con la perspicacia che tutti sanno essermi propria, noto che il buon Pigoz NON è rientrato all'ovile. Arriverà una mezz'ora più tardi, con quella faccia un po' così, e quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto qualcosa di bello bello bello. Ma proprio bello bello bello...
Siamo tutti in fase di orribile fame chimica. Decidiamo di darci a un altro vergognoso saccheggio di un All You Can Eat. Stavolta viene designato quello del MGM.
Scattano le ultime giocate, avvolte da un alone quasi testamentario. Il Piotrek porta a casa 56 bucks del tutto immeritati ( :-P ), il resto di noi naufraga miserabilmente.
Anche la roulette, presieduta da un gorilla tifoso sfegatato del Chelsea e di Mourinho, ci da picche. Tempo davvero di levare le tende. La prossima destinazione è un paese dove io JP e Pietro abbiamo lasciato un pezzettino di cuore durante la visita precedente, nell'ormai antidiluviano novembre 2007: Barstow, che ci ricongiungerà all'amata Route.
Nulla da segnalare durante l'asfissiante passaggio attraverso il Mohave. Ormai siamo saturi di paesaggi e protesi verso le ultime tappe cittadine del viaggio: le rinomate San Diego e Los Angeles.
Anzi, a ben vedere qualcosa da segnalare c'è: la mia incredibile energia e loquacità. I miei compagni di viaggio, che sopportano educatamente la mia ingiustificata iperattività, si chiedono perplessi se la sera prima io non sia finito per caso nella versione Vegasiana del "Korova MilkBar, a bere Latte+ rinforzato con qualche droguccia mescalina, roba che ti fa robusto e disposto all'esercizio dell'amata ultraviolenza".
Che cazzo ne so. Misteri di un metabolismo devastato dai cheeseburgers..
Quasi con spocchia teniamo fede al programma giornaliero, visitando la pseudo-città fantasma di Calico, dall'atmosfera tutt'altro che fantasmatica, che nel più sfigato parco tematico europeo sarebbe andata incontro a sonora bocciatura.
Barstow invece non può deludere.
Dopo una pennichella e una doccia che finalmente mi riportano al livello pseudoletargico degli altri 4, ci infiliamo in un ristorantino nel quale divoriamo l'ennesima bistecca. Siamo intenti ad ingozzarci di carne quando, disgrazia fra le disgrazie, una rumorosa comitiva di compatrioti fa il suo ingresso nel locale. Anzi, a voler essere precisi, è il tipico gruppetto familiare italiota, corredato di chiassosi ragazzini dalle facce bovine, ai quali avrei volentieri regalato una raffica di schiaffi.
La cameriera, piuttosto stanca ma ripigliata e simpatica, ci consiglia di fare un salto al Molly's, un locale mooolto carino e letteralmente straripante dei personaggi stereotipati così cari a noi amanti del folclore:
- Monumentali neri dalla lingua scioltissima, fra cui spicca un grassone molto simpatico che si impadronisce del biliardo, annichilendo qualsiasi avversario abbia l'ardire di mettere in questione la sua leadership inontrastata. Si ferma solo per un attimo, per cantare " Oh My Love ", e interpretandola magistralmente grazie a una bellissima voce tenorile, dall'inconfondibile timbrica black.
- il bianco muscoloso corredato di fighetta, ansioso di fare il simpatico per guadagnarsi la considerazione dei vari clan che affollano il bar.
- le tardone in tenuta da battaglia, patetiche storpiature delle groupies dei Seventies.
- le sussiegose prugnette locali, con inevitabile corredo di amiche grasse come portaerei sulle quali scaricare nevrosi e insicurezze. Fra le amiche "acquaiole" (per citare un termine alla Gino Bartali) spicca un catamarano che, probabilmente avvantaggiata dall'assetto ottimale derivante dall'avere un posteriore da bovino texano, se la cava più che dignitosamente a biliardo col trippone di cui sopra.
- bulletti locali, con cappelli da baseball a sghimbescio, tatuaggi in evidenza e cipiglio da duri e puri.
Girano birra a fiumi ( servita in barattoli di vetro: bella trovata, a mio modesto parere ), e parecchi sguardi spavaldi, ma se stai al tuo posto e non fai il galletto, come scegliamo saggiamente di fare noi, ti godi una bella serata di birra e musica.
Il karaoke è infatti gettonatissimo, benché non tutti i cantanti si rivelino all'altezza.
A mezzanotte precisa ci si guarda in faccia: abbiamo tutti l'aria stravolta. Urge salvifica sessione di ginnastica onirica.
Neanche un quarto d'ora dopo siamo tutti orizzontali nei nostri lettini.
Iscriviti a:
Post (Atom)







