domenica 27 settembre 2009
Volevo condividere..
Vi ricordate che esaltazione? Che stupore? Che piacere nello scoprire ad ogni angolo girato un LCD, un letto, una vasca, un camino, un balcone?
Come dei bambini alla prima volta a Gardaland!
Ancora carichi dal giro in macchina sullo strip, dalla botta di caldo della Hover Dam e dalla stanchezza, dalla voglia di fare una serata pazza nella città del peccato..
Niente, volevo condividere con voi la dolceamara riscoperta, ornai 40 giorni dopo, di quel fortissimo momento di emozione ed esaltazione quasi infantile!
domenica 20 settembre 2009
MotherRoad Chronicles - Day 4 - From Chicago to Collinsville
Prima giornata on the road.
È ora di lasciarci alle spalle l’America delle smisurate aree metropolitane fatte di grattacieli e di luci sfavillanti che tanto colpisce l’immaginazione dell’europeo medio, e di tuffarsi a capofitto nell’altra faccia del mondo a stelle e strisce: quella dei grandi spazi, dei rettilinei senza fine, delle cittadine disperse nell’immensità dei campi, delle praterie, dei deserti.
Insomma, è ora di macinare chilometri.
Goodbye, Chicago. Hello Illinois.
Percorriamo le prima miglia della Route con una certa emozione.
Sembra passato un secolo dalla vacanza californiana del 2007, quando quella manciata chilometri di Motherroad fra Barstow e Los Angeles era stata più che sufficiente per esaltare le nostre teste surriscaldate dal sole del Nevada e portarle a concepire una piccola epopea personale: percorrere tutta la Strada 66, non importa come, non importa con chi, e tentare disperatamente di perderci nei suoi paesaggi e nella sua gente. Dopo un anno e passa di progetti dapprima buttati lì quasi per scherzo, poi campati per aria, poi via via sempre più concreti, fino ad arrivare al fatidico acquisto dei biglietti aerei.. Eccoci qua, a fare di tutto per spremere il più possibile da questa breve parentesi di totale libertà.
La prima tappa veramente significativa della viaggio: la Joliet Prison, penitenziario ormai in disuso che ha fatto da set per innumerevoli film e serie televisive. Fra i più famosi spiccano "The Blues Brothers" ( non a caso la prigione è chiamata anche "Jake's Joliet") e "Prison Break", la cui prima spettacolare stagione è a parere di chi scrive uno dei risultati più alti della storia della produzione USA. Io e Jp, noti cultori di Michael Scofield & C., ci aggiriamo gasati come palloni aerostatici, fotografando qualunque cosa.
Una trentina di miglia più avanti ci imbattiamo nel primo di una lunghissima serie di vere e proprie "pataccate" che punteggiano la Route come pietre miliari: il "Gemini Giant", un vistoso quanto inutile pupazzone verde alto 5 metri, con una faccia che a me, in pieno trip cinematografico dopo la "Joliet Prison", ricorda Mr. Tyrell di "Blade Runner"...

Nel negozietto attiguo mi bagno il gozzo con la prima Diet Coke della giornata, servitami da una pettoruta ragazzina dagli occhi pesantemente bistrati. La bizzarra Cleopatra rurale ha un aria annoiata che non la abbandona per tutta la nostra permanenza.
Divoriamo miglia su miglia, sterminati campi di granturco che scorrono a destra e sinistra. Le strade brulicano di sbirri, il che non fa che incentivare la nostra ferma intenzione di osservare i limiti di velocità con scrupolo da frati certosini.
La nostra correttezza non va molto a genio agli automobilisti locali, che invece si fanno abbondantemente beffa delle prescrizione della segnaletica verticale. Più di una volta Piotrek alla guida si trova a dover ingaggiare spielberghiane battaglie con bulli a bordo di enormi camion, che danno fiato alle trombe affinché gli cediamo il passo. Il più delle volte, vista l'evidente sporporzione delle forze in campo, il buon Pietro " The Duel" Mezzanotte è costretto ad accettare la sconfitta. Ma con fierezza, e mai senza lottare.
Pranzo da "Cracker Barrel" a base di Rib Eye Steak con mega patatona lessa simile ai bozzoli alieni di "Cocoon" ( le similitudini di matrice hollywoodiana stanno diventando un po' troppo frequenti. Che io sia malato e non riesca a filtrare la realtà se non attraverso il cinema? ). Ora, sul junk food americano si potrebbe infierire all'infinito, ma se c'è una cosa sulla quale gli yankees non hanno niente da imparare da nessuno, beh quella è la carne. La bistecca si scioglie letteralmente sui nostri palati di raffinati carnivori, ed è con difficoltà che ci alziamo dal tavolo per rimetterci in pista. A dire il vero dopo questa mangiata luculliana io avrei solo voglia di adagiare le mie stanche membra su una delle sedie a dondolo in bella mostra sotto la veranda del locale. Ma il tempo è tiranno, e soprattutto è il mio turno di guidare!
Mi installo al volante e ci porto fino a Springfield, città natale di Abramo Lincoln. Con buona pace del grande Presidente, la cittadina è piuttosto deprimente. L'unico vero motivo di interesse è il museo dedicato, guarda un po', al buon Abramo, ma quando ci arriviamo sono le 17, e il museo sta chiudendo.

Bighelloniamo un po' per il centro, interagendo in vario modo con le statue sparse in giro per le strade, sui marciapiedi, come stralunati passanti immobilizzati in pose grottesche. Jp e Pietro rischiano l'arresto per sexual harassment ai danni di una innocente fanciulla quacchera intenta a lisciare la giacca dell'impettito e onnipresente Lincoln. Foto memorabile, ma non posso pubblicarla visto l'alto contenuto erotico della stessa.
Si riparte, destinazione Collinsville, dove pernotteremo. Inganniamo il tempo giocando a un quiz di tuttologia proposto dal versatilissimo I-Phone dell'Ingegner Pigozzo, e soprattutto istigando i camionisti a dare di clacson, sporgendoci fuori dal finestrino di Barney e mimando il mitico gesto del tiro della cordicella. La maggior parte degli autisti degli space trucks non si fa pregare e dà fiato alle trombe scatenando il nostro entusiasmo.
Collinsville ci sorprende con la sua normalità: è la tipica cittadina americana da cartolina. Tutto è esattamente come il turista straniero medio se lo immagina: le case indipendenti costruite in legno dipinto color pastello, le piccole verande con vasi di fiori e altalena, i giardini ben curati e leggermente digradanti, il vialetto che conduce al garage dalla serranda bianca... C'è un'aria tranquilla e rilassata da Wisteria Lane, mentre la gente torna a casa dal lavoro e aspetta quietamente l'ora di cena. Ma Collinsville è famosa ( ??? ) poiché poco fuori c'è nientepopodimeno che la più grande bottiglia di ketchup del mondo, ovvero un grosso silos rosso dalla caratteristica forma. Non si può non restare divertiti dalla squisita assurdità dell'oggetto in questione. Non si può non riflettere su ciò che tale inutile bottiglione rappresenta, ovvero l'emblema della tendenza comune a tutti i paesi sperduti di 10.000 anime a cercare febbrilmente un modo, anche pacchiano, di farsi conoscere, di affermare la propria esistenza, di non essere semplicemente un puntolino su una carta geografica.
Ci installiamo a un Motel 6, dal quale possiamo ammirare un magnifico tramonto. Tappa da "Denny's", in un fast food i cui addetti brillano per brutto aspetto e goffaggine, il che rende estenuante l'attesa del cibo. Fortunatamente il Putto estrae dal cilindro un filosofico "Ahò, so'sssoldi", che scatena senza alcuna giustificazione apparente l'ilarità di Jp, il quale deve alzarsi dal tavolo e andarsi a fare un giro per non soffocare per le risate. La ridarella, si sà, è contagiosa, e anche noi altri iniziamo a sghignazzare senza ritegno, osservati con crescente perplessità dai sempre più goffi esercenti di Denny's. Arrivata infine la manna, tutta la cena sarà all'insegna di perfidi rigurgiti di risatine, e di battute di cattivo gusto a spese degli addetti, la cui dabenaggine rischia di scollinare nel fantozziano.
Dopo cena decidiamo di fare un salto veloce a St. Louis, città che giace sulla sponda opposta del Mississippi, il fiume sul quale Mark Twain ha ambientato le avventure di Tom Sawyer e Huck Finn, romanzi che hanno segnato la mia infanzia e quella di Pietro. Rimaniamo ammirati dal ciclopico "Millennium Arch", costruito sulla riva del fiume a guardia del confine fra Illinois e Missouri. Ci ripromettiamo di bombardarlo di fotografie l'indomani. L'attrazione senza dubbio più interessante, almeno dal punto di vista sociologico, è il magnifico stadio di baseball dei "St. Louis Cardinals", che proprio oggi hanno spezzato le reni agli incauti avversari del "Cincinnati", nel primo di una serie di tre match.
In un locale all'aperto che si affaccia sull'enorme parcheggio antistante l'arena, un gruppo di tifosi di tutte le età fa festa, cantando e ballando. Ci imbuchiamo abilmente e trascorriamo la serata a bere Budweiser, birra originaria proprio di St. Louis, della quale gli abitanti sono ovviamente orgogliosi. Il baccanale offre gustose scenette, in primis un barbone nero, imbucato a sua volta, che balla come se non ci fosse un domani. Notiamo anche un vecchietto piuttosto arzillo, che nella foga della danza si struscia senza ritegno sulle procaci ragazzotte locali, che gli danno corda piuttosto divertite.
Purtroppo la mezzanotte arriva presto, troppo presto, la musica cessa, le luci si spengono. I tifosi iniziano ad andarsene alla chetichella, per un pelo non scoppia una rissa fra una coppia di ubriachi ( con lei molto più lanciata e offensiva di lui, va detto.. ) e un gruppetto di energumeni piuttosto alticci. Ci si ferma agli insulti, sono tutti troppo in botta per alzare le mani...
E come per Cenerentola, anche per noi arriva il momento di ritirarci nelle nostre stanze per una sessione di meritato riposo.
domenica 13 settembre 2009
Classifica la top 5 delle songs...
numero 4 la sorpresa che non ti aspetti in mezzo alle mille canzoni classiche on the road scelgo questa caricata sull'I-Phone di Fede, sconosciuta ma di un effetto pero' devastante
numero 3 accompagnando uno dei momenti drama della vacanza diventa un must degli inseguimenti polizieschi i Chumbawamba e la loro Tubthumping
numero 2 Phantom Planet e la loro California, degno e necessario pezzo di ingresso nello stato che segna la fine del viaggio , ancora mi passano i brividi quando la sento ....
numero 1 lo so sono di parte a me Vedder e i Pearl Jam piacciono da morire , ma la scelta di Pietro di alzare il volume su questo pezzo nel bel mezzo della Monument Valley è stata forse la cosa piu' bella di tutta la vacanza, un momento di riflessione e di completa immersione nella potenza della natura e dei territori navajo cosi' ricchi di storie da raccontare, per me numero 1 Eddie vedder e la sua Society...
chiaramente questa è la mia personalissima classifica, ci sono altrettante canzoni che han segnato momenti indimenticabili della vacanza ma ho voluto portare il mio personale mattone sul blog, quando ancora i ricordi son vividi nella mente e negli occhi
Ciao ragazzi
MotherRoad Chronicles - Day 3 - Chicago
Si comincia a fare sul serio.
Sveglia con calma, avremo una lunga giornata e una lunga notte davanti.
Bevo di succo d'arancia nella hall, mentre osservo un gruppo di bizzarri personaggi installati in piscina, intenti a succhiare una Budweiser dopo l'altra alle 9 di mattina. Fra tutti spicca un enorme individuo che potrebbe benissimo essere il fratello minore di un chitarrista degli Slayer, e che mi fa il segno della pace con la mano, mentre dà il colpo di grazia a una bottiglia da 33cl.
Donkin Donuts, botta di ciambelle glassate, per darci la carica. La loro bontà è commovente, ma non vanno sottovalutate, perché dopo mezz'ora sembra di avere un rivestimento di catrame sulle pareti dello stomaco.
Sulle note di "Summer of '69" e "Toxicity" Barney fa il suo trionfale ingresso nella Chicago di giorno. Ci portiamo in centro, infilandoci in uno dei sottopassi che scorrono paralleli al fiume. Mi esalto quando Mr. Pigozzo mi informa che in quella galleria è stato girato uno degli inseguimenti del pirotecnico "The Dark Night" di Chris "Memento" Nolan. Mi esalto meno quando il navigatore perde completamente la bussola e ci ritroviamo a vagare un po' disorientati per i meandri sotterranei della Windy City.
Ma è solo un attimo di sbandamento strutturale, riemergiamo presto alla luce e affidiamo Barney alle cure di un daily parking.
Gli apostoli Pietro e Paolo, già pratici del luogo, si improvvisano ciceroni, mentre rischiamo il torcicollo nell'osservare immani sequoie di vetro e cemento che si stagliano contro il cielo terso. Chicago è davvero monumentale. La pulizia sembra regnare sovrana, le enormi pareti di vetro sono lucidate continuamente da un esercito di lavavetri, appesi a trenta metri d'altezza su altalene rudimentali. Le differenti forme architettoniche e gli stili eterogenei si fondono armonicamente in un insieme che trasmette potenza, opulenza ed eleganza. Immagine che però cozza con la presenza endemica di barboni agli angoli delle strade o negli stretti vicoli laterali.
Prima tappa è il Millennium Park, ad ammirare il mitico fagiolone, o più propriamente Cloud Gate.
Effettivamente è un'attrazione bizzarra e divertente: la superficie curva riflette e deforma grottescamente i profili dei palazzoni circostanti e i corpi dei turisti entusiasti, offrendo così il pretesto per infinite fotografie
Il parco offre però altri motivi di interesse. Spiccano fra tutti due colonne contrapposte, ricoperte di schermi televisivi dai quali si staglia un enorme faccione che cambia spesso espressione, e che periodicamente erutta un getto d'acqua sui deliziati turisti sottostanti, creando una grossa pozzanghera nella quale sguazzano senza ritegno adulti e bambini in cerca di refrigerio contro la calura agostina quasi insopportabile. Nell'aria c'è una atmosfera di festa e di relax, alimentata dai gridolini estasiati dei marmocchi fradici come spugne.
Momento culturale all'Art Institute, principale museo di Chicago. Un brufoloso e ottuso studentello addetto del deposito bagagli, scopre che il mio zaino contiene una bottiglia d'acqua comprata poco prima da Starbucks. Non volendo liquidi in deposito, mi obbliga a berne l'intero contenuto dando prova di spettacolare bradipismo mentale ( ok, lo so, non faceva che applicare le regole... ) e mandandomi in giro per il museo gonfio come un pallone..
Pietro, indottrinato dai suoi fenomenali colleghi indiani, si muove con sicurezza nel padiglione dedicato all'arte orientale, sfornando aneddoti esilaranti sulle tragicomiche avventure delle poco perspicaci divinità del pantheon indiano. Fra tutte le sculture risalta una che raffigura Krishna impegnato a poppare dal petto dell'orchessa Putana.. Giù il cappello.
Menzione inevitabile per la sala degli Impressionistim che inanella opere di Monet, Manet, Gauguin, Cezanne, i puntinisti Signac e Seurat.
Io però mi perdo a guardare i quadri di Ivan Albright, monumentali manifesti al memento mori. Raggiungo gli altri solo di fronte al famigerato "American Gothic", una delle icone dell'arte e della cultura americana, un po' come "Monna Lisa" in Europa. Con le debite proporzioni, ovviamente.
All'uscita, la botta di calura che si abbatte sui nostri giovani corpi abituatisi al fresco quasi eccessivo del museo è un uppercut da ko. Decisamente gli americani non sono in grado di gestire l'uso dell'aria condizionata e sembrano non conoscere l'ampia gamma di sfumature fra caldo sahariano e freddo antartico ( in questo campo sono simili agli affabili ferrovieri delle stimate FS..)
Un gruppetto di contestatori dell'ex amministrazione Bush invita gli automobilisti a dare di clacson a mò di firma simbolica per incriminare il mite George W. A dire il vero, le risposte non si fanno pregare, sembra che il texano non abbia lasciato un gran ricordo di sé da queste parti..
Di fronte al museo cè nientepopodimeno che la targa dove la Route 66 inizia ufficialmente. Un gruppo di ragazzotti autoctoni ci fa la foto di rito, e si gasano come fossimo supereroi quando gli diciamo che è nostra intenzione farcela tutta fino a LA..
Abbiamo una fame del porco. Ci rifocilliamo da "Willy The Goat" un postaccio molto caratteristico gestito da un sordido gruppo di individui sdentati e brontoloni, che ci servono senza troppe cerimonie dei burger deliziosi. Uno squarcio di vera America.
Il pomeriggio trascorre a zonzo su Michigan Avenue, entrando e uscendo dai negozi. All'Apple Store Federico piazza il colpaccio e si porta a casa un Mac nuovo di zecca. Esce dal negozio contento come un bambino grasso in visita alla fabbrica di Willy Wonka.
L'ultima tappa è dedicata ai baskettofili. Religioso raccoglimento allo United Center, all'ingresso del quale troneggia la statua di His Airness, che mi tocca ammirare da molto lontano, visto che, ahimé, i cancelli sono chiusi. Ma è comunque un'emozione. Fortunatamente il Putto estrae l'obbiettivo delle grandi occasioni, e tira fuori dal cilindro un paio di foto azzeccate.
Si torna a Willowbrook, dove scopriamo che il chitarrista degli Slayer e i suoi soci sono ancora A mollo in piscina e sono ancora intenti a seccare Budweiser. Mi chiedo se ormai gli siano cresciute le branchie, e se i loro fegati siano ormai dei colapasta..
La serata promette bene. Prima cena da "Ted Montana". Il cameriere, Corey, ci scodella nel piatto degli hamburger di bisonte dalla bontà commovente. Anche gli esperti Piotrek e Jp sono concordi nell'affermare che si tratta del miglior burger che abbia mai titillato i loro esigenti palati.
Il programma prevede poi una bevuta coi fiocchi al famigerato"Cadillac Ranch", dove però, con discreta costernazione, troviamo il locale mezzo vuoto. Pazienza, si entra e si attacca a bere. Il locale non si riempirà granché, ma nel corso della serata avremo comunque modo di ammirare esemplari folkloristici della fauna locale.
In primis una fenomenale coppia di giovani ubriaconi, invitati a uscire dal locale dai perplessi buttafuori: lei, completamente in botta, ormai totalmente ignara di come si chiami, di dove si trovi , di chi le sia intorno; lui, a sua volta piuttosto disorientato ma leggermente più in grado di nasconderlo, riesce a convincere i gorilla di essere sufficientemente lucido per portare lei a casa. Peccato che nel parcheggio lei collassi definitivamente, spianandosi sull'asfalto e lui, nel tentativo di sedersi vicino per confortarla negli ultimi momenti di coscienza, crolla in avanti di testa, ed esegue una perfetta capriola facendo leva sul solo cranio e spianandosi dolorosamente a sua volta. Dopo un po', e con mille difficoltà, riusciranno ad andarsene, ma resteranno per sempre stagliati nella nostra memoria per averci regalato una pagina di esilarante comicità, nonché un efficacissimo spot contro l'alcolismo.
Secondo highlight della serata: Danielle, Britney e Jennifer, ribattezzata l'indianina.
La prima, cameriera di Hooters in libera uscita, è un angelo biondo dal fisico minuto e dal seno generoso strizzato in un corpetto fucsia da infarto. Scopriremo che è stata mollata dal ragazzo il giorno prima, ed è per questo comprensibilmente giù di tono.
Jennifer l'indianina è una procace ragazzotta dalla pelle olivastra, lucenti capelli neri, minigonna di jeans e movenze da navigata passeggiatrice. Fa sesso e lo sa, e non risparmia ancheggiamenti e pose da lap dancer, a beneficio di tutto il locale, non solo dell'aitante ragazzo lì presente e apparentemente tutt'altro che geloso.
Britney è la scheggia impazzita del gruppetto, almeno per me. La tengo d'occhio per tutta la sera, senza osare farmi avanti. Clamorosamente si fa avanti lei con me e JP, invitandoci senza peramboli a tirar su il morale a Danielle, regalandoci pillole di sfrontatezza del tenore "C'mon, don't you like her? She's single now, and she has bigger boobs than mine!" Io e Jp accettiamo divertiti e un po' perplessi dalla sua verve, e dopo 5 min. di conversazione con Brit e la riluttante Danielle scopriamo che il folle che ha mollato Danielle è nel locale. Rischiooo... Ci districhiamo con stile, e guadagnandoci un suo sorriso mentre mostriamo comprensione osservando che è una vera seccatura quando gli amici, pur a fin di bene, cercano di tirarti su il morale a tutti i costi ficcandoti in situazioni di cui faresti volentieri a meno... Il buon JP resta un po' a parlare con lei, mentre io mi concentro sull'esuberante amichetta.
Scopro che Britney è di origine italiana. Mi mostra orgogliosa il tatuaggio della bandiera italiana sul polpaccio. "Ti piace?" mi dice maliziosa, e io le rispondo "Eccome! Ma anche il resto della gamba è decisamente ben fatto.. ". Lei ride e mi racconta che la sua bisnonna era siciliana. " She was from Sicily! That's why I'm so crazy, and she was actually a great bitch". Speriamo che la vegliarda da lassù non abbia sentito..
Sia io che Jp comunque ci rendiamo conto che non c'è granché margine di manovra. Va detto che essere italiani aiuta indubbiamente ad attaccare bottone nelle normali conversazioni, ma non molto di più. Le ragazze qui sono molto più espansive che in Italia, quando si tratta di conoscere gente, e provocano anche più del necessario. Ma tengono saldamente in pugno le redini del gioco, e sanno sempre quando e come incenerire le speranze di improvvisati casanova.
Inoltre, le fanciulle in questione non hanno la più pallida idea di cosa sia la Route 66, e quando raccontiamo loro della nostra vacanza non sembrano granché interessate.. Decisamente sorprendente e anche un po' avvilente, mi sia concesso dirlo, dopo tutto è la strada più famosa del mondo e loro abitano a un tiro di schioppo da essa.. In compenso scopriamo che offrendo un paio di corona si viene ricompensati con un campionario di strusciamenti lesbo degni di un film porno soft..
Alle 3 ci congediamo dalle scugnizze di cui sopra, previa sessione di bacetti d'addio e palpatine.
Stanchi, felici e arrapati facciamo ritorno alla base. Sweet dreams...
venerdì 11 settembre 2009
Le Top 10 della Route: - Scenic Views
E paesaggi siano allora, con una avvertenza: sono convinto che sia nella natura di questa particolare classifica, e nella natura di questo viaggio, che i primi 10 highlights siano davvero molto personali, e diversissimi per ognuno di noi 5. Io ho scelto i miei con gli occhi ma soprattutto con il cuore; non tutti questi posti sono forse significativi in senso assoluto, ma lo sono per me, per le sensazioni che ho provato e che resteranno per sempre indimenticabili. Via.
10- Chicago @ Night @Hancock Center 96th Floor - Beh, doveroso ed assolutamente amazing. Forse non mi ha stupito così tanto come mi aspettavo, ma è probabilmente ovvio che sia così visto che non era per me qualcosa di "nuovo" in senso assoluto. Comunque mozzafiato.
8 - Griffith Park, LA - Quando un paio di sere fa ho ripreso in mano 'LA Confidential' prima di andare a dormire, l'ho ritrovato subito citato dopo poche righe e mi sono un po'commosso. Che dire, la vista è splendida, e permette di valutare a pieno una città che (qui sentirò già i fischi dei miei compagni di viaggio) a me anche questa volta è piaciuta molto. Da un lato sterminate distese di aranceti, davanti la megalopoli avvolta nella solita foschia, e alle spalle la famigerata scritta 'Hollywood' che finalmente al terzo tentativo siamo riusciti a vedere bene. Ah, devo ricordarmi di scrivere a quelli della Lonely Planet che è una gran cazzata la storia delle lettere di Hollywood alte circa 1,5 metri.
7 - Hoover Dam, Arizona-Nevada border - Ormai iperfamosa, vista in diecimila film, per questo un po'inflazionata e d'estate decisamente torrida. Però, che spettacolo.
6 - Oklahoma City Memorial - Questo non è proprio un paesaggio, ma mi ha comunicato sensazioni ed emozioni molto forti. E'un monumento irreale e molto bello, decisamente non americano perchè grande, ma non arrogante, maestoso ma non eccessivo. Simboleggia in maniera ammirevole tutti i pregi dell'America. Per i difetti, seppur letti bonariamente, andare al punto 4.
5 - Grand Canyon - Probabilmente vedendo un numero 5 del genere si capisce a pieno che viaggio straordinario che è stato. E probabilmente lo splendido parco naturale che è meritava una posizione più degna. Ma tant'è, avevo avvisato i lettori che sono le mie sensazioni personali che governano questa classifica. E, vuoi perchè l'avevo già visto, vuoi perchè entrambe le volte in cui l'ho visto è venuto subito dopo il best-scenicview-ever-seen, vuoi perchè, non lo nego, mi fa antipatia il turismo di massa (e molto italiano) a cui è sottoposto, per me il suo livello è questo. Niente da dire però, qualcosa di straordinario. Peccato non sia così immediato capirne le reali dimensioni e la 'profondità', ne'dal vivo ne'tantomeno in fotografia.
4 - Strip from Palms Place - 17 322 balcony - Las Vegas - Aaaah Sin City... Mai sono stato una persona attratta dalle per così dire 'opere moderne' dell'uomo..per me, natura e archeologia sono sempre venute prima. Ma Las Vegas mi ha insegnato che il chitch e l'eccessivo in alcuni momenti possono diventare davvero splendidi.
2 - After storm - Villanueva Scenic Road, New Mexico - Le prime due della mia classifica staccano tutte le altre di miglia e miglia. Una pioggia torrenziale, l'uscita dalla highway e di colpo, una vista mozzafiato. L'arcobaleno da una parte, spazi sconfinati e colori bellissimi dall'altra. L'ho sentito come il momento in cui dalla strada creata dal pioniere 66ino e da lui vissuta e arricchita, siamo passati a quella dominata e regolata dalla natura selvaggia.
1 - Sunrise @ Monument Valley - Beh, parlarne è inutile. Mi limito a ripetere, come sto facendo da giorni, che è il più bel paesaggio che abbia mai visto nella mia ancor giovine vita. E aggiungo, un luogo (e un momento) in cui ho amato e apprezzato riflettere, da solo, ammirando la potenza della natura in quello splendido, straordinario continente.
giovedì 10 settembre 2009
Le Top10 della Route: Funniest Moments
Però insomma, val la pena provare. Dopotutto, come dice l'amato Dan, "pronostici li sbaglia solo chi li fa" (e detto da uno che li sbaglia sempre, c'è da credergli).
Da notare inoltre che poi ci sarà da fare, sempre in termini di cose divertenti, la lista dei numerosi tormentoni che hanno decisamente segnato l'umore (e il linguaggio) della vacanza..
Eccoci, l'ordine è ovviamente quasi casuale, infatti non metto neanche un numero perchè sono stati a loro modo tutti egualmente divertenti
> 15 mesi all'anno
Se non ricordo male il tutto si svolge a McLean, irreale paesino stile west in Texas. Poco dopo che io ad una specie di stazione di servizio faccio una delle mie foto piu' riuscite al motociclista piu' bello del mondo,

Pietro entra nello stesso minimarket e la cassiera gli chiede, come usanza americana, un documento (per le sigarette se non ricordo male). Pietro glielo consegna, la cassiera squadra per un attimo la data di nascita, evidentemente non sa che in Europa si usa l'ordine giorno\mese\anno invece del mese\giorno\anno all'americana, e se ne esce con un "scusa, non capisco, noi in america non abbiamo fino a 15 mesi".
Chapeau.
> So'ssoldi
Questo è stato un po' un'ice-breaker. Terzo giorno di vacanza, ma primo di viaggio. E' sera e la nostra prima tappa notturna dopo il weekend a Chicago è a Colinsville, IL, a pochi minuti da St.Louis (seppure in un altro stato). Siamo a cena da Danny's, a due passi dal motel. Siamo in realtà un po' stanchi, perchè la prima botta di viaggio di 400km abbondanti si fa sentire. Pero' ovviamente la sera vogliamo uscire a St. Louis e siamo quindi a cena per ricaricarci un po'. Un lungo cappello che può (in teoria, ma in realtà non saprei) spiegare ciò che succede quando qualcuno dei due Mezzanotte (perdonatemi, non ricordo piu') risponde "eh.. so'ssoldi" a non ricordo quale affermazione. A quel punto io ho cominciato a ridere in modo completamente incontrollato.. ma per minuti e minuti e sicuramente in modo sproporzionato alla battuta! E da lì la ridarola si è allargata a tutti, forse per il primo vero momento di ilarità insensata della vacanza. Dopotutto, sossoldi.
> Facciamo una capriola
Purtroppo a questo non ho assistito veramente, ma mi fido dei commenti entusiasti dei miei esimi colleghi. Seconda sera della vacanza, serata "mondana" al Cadillac Ranch di Bartlett (che peraltro si rivela però un po' vuoto). C'è un grande momento di ilarità quando un paio di ragazzi escono dal locale e camminano, decisamente ubriachi, nel parcheggio (visibile dalla terrazza dove i miei prodi compari erano seduti). A un certo punto uno di questi inciampa e fa un volo di una spettacolarità e di una violenza nell'impatto assoluti.. davvero un gran rimpianto non averlo visto dal vivo!
> La fortuna del debuttante.
Beh, il Putto che vince, quasi senza accorgersene, 417 dollari alla slot machine a Las Vegas.

Forse non avrà fatto ridere, ma è stato un momento di grande, grande positività e meritava indubbiamente una citazione!
> Ragazze fini e raffinate al Coyote Ugly
Questa è probabilmente la singola battuta che personalmente mi ha fatto piu' ridere in tutta la vacanza. Purtroppo credo che nel casino che c'era nel locale non tutti i miei compagni di viaggio l'abbiano sentita in diretta.
In sostanza una delle cameriere\intrattenitrici del Coyote Ugly di Oklahoma City è sul bancone per una delle varie sceneggiate (balli, battute, shot offerti alle ragazze che salgano a ballare sul bancone) che fanno parte del loro lavoro. Ha un liquidator e spara qua e là tra il pubblico. A un certo punto colpisce uno dei clienti nell'occhio, questo si alza di scatto e fa ironicamente il risentito.

La ragazza a questo punto dice "aaaah, sei scocciato perchè ti ho preso nell'occhio eh? Beh, ora sai come ci si sente". Qualche secondo di silenzio nel pubblico per capire (e un secondo in piu' per me perchè avevo il dubbio di aver capito male l'inglese!), e poi tutti scoppiano a ridere.
Volgare, ma oggettivamente riuscitissima.
> Redbull?
Questo è un momento lungo una giornata, e ancora avvolto nel mistero. Il 20 Agosto, giornata successiva alla nottata di Las Vegas, siamo tutti a pezzi: chi ha fatto la notte in bianco, chi per l'alcool, chi semplicemente perchè comunque la serata precedente anche senza aver voluto eccedere la sente in termini di stanchezza. Ecco, tutti a pezzi, tranne un uomo: Tombs. Il quale è iperattivo per tutta la giornata, vuole guidare, è propositivo, non ha alcuna intenzione di dormire già alle cinque del pomeriggio appena arrivati al motel di Barstow (al contrario di noialtri).
Numerose leggende aleggiano attorno a questa vicenda: è passato dalla birra alla RedBull? L'adrenalina del gioco d'azzardo ha superato il livello previsto? E' stato drogato dalle abili adescatrici notturne della città del peccato? L'aria della California l'ha ringiovanito? Durante le ore che ha passato da solo ha in realtà trovato una festa fighissima al Planet Hollywood di cui noi ignoravamo l'esistenza?
Chissà, forse un giorno scopriremo la verità.. di certo è che era uno spettacolo vedere un uomo con un'energia irreale rispetto ai quattro compagni zombie..
> Siamo gente di Holbrook
Qui c'è una doppia segnalazione, che riguarda due personaggi della stessa meravigliosa cittadina, ovvero Holbrook, Arizona. Il primo è un cameriere della steakhouse dove ci rechiamo a cena.

Trattasi di individuo tendente all'indiano (inteso come indiano-americano), con una voce assolutamente ridicola e con dei movimenti che definire di dubbia natura omosessuale è decisamente limitativo. Una parodia di se stesso, uno spettacolo assoluto. Si vede nel filmato "Faces and Voices" sotto la didascalia "The Voice".
Un'oretta dopo, solo io e il Putto abbiamo la forza di uscire per una birra, e abbiamo la fortuna di incontrare il mitico Jack Young, barista proprietario dello Young Corral. La chiaccherata, di quasi un paio d'ore (e volevamo solo "farci una birretta veloce"), è meravigliosa.

Jack ha un sacco di cose da raccontare, partendo dall'orgoglio su quanto sia bella la Monument Valley (peraltro, vero), sulla posta che porta a cavallo fino al sud dell'Arizona ogni tanto, su un pezzo di terreno nella Death Valley che maledettamente ha venduto e su quando lavorava a Las Vegas dirigendo 13 bar e 200 cocktail girls (aneddoto che racconta per ultimo pur essendo nettamente il piu' interessante!).. e altre leggende piu' o meno credibili! Ma alla fine ci regala una "vongola pietrificata" a testa, e diventa definitivamente il nostro idolo..
> Frasi celebri
Una collezione di battute e frasi che a loro modo hanno reso divertente il viaggio (tralasciando i veri e propri tormentoni ripetuti piu'volte, per cui servirà un'apposita classifica..)
...Il Putto dopo un paio di giorni in cui sperimentava la buffa abitudine americana nell'alternare, al caldo afoso della temperatura esterna, il freddo glaciale dell'aria condizionata sparata a mille in qualsiasi luogo pubblico. "E ci credono che il film l'han chiamato NON E' UN PAESE PER VECCHI"!
...Piotrek dopo aver attraversato l'Oklahoma, rivisita il famoso detto di Dan Peterson in "Mamma, butta la mucca!"
...Non mi ricordo se mi riferissi all'abitudine di avere sempre un livello ormonale attivo o a quella di leggere libri di filosofia, ma a cena a Barstow dichiaro con tono solenne, rispondendo all'osservazione di (credo) Pietro a Tombs sul fatto che ci divertiamo a commentare ogni cameriera, "Sono un uomo, e in quanto tale non smetto mai"
...su questa purtroppo ho bisogno di un aiuto perchè non la ricordo piu'.. dico solo "cavallo sordo alla petrified forest", sono sicuro che qualcuno di chi legge ricorda meglio...
> Sfruttamento delle minoranze
Anche questa purtroppo non l'ho vissuta in prima persona perchè a mia volta impegnato in un momento a suo modo molto divertente: San Diego, serata molto bella nel vivissimo quartiere Gaslamp.. dopo le 2 chiude tutto, e i prodi Piotrek, Putto e Filmoya tornano verso il motel. Decidono di usare, invece del banale taxi, uno dei numerosi risciò, guidato però da un turco.
(che non è questo qui sopra)Anche qui, mi scuso per eventuali imprecisioni, io non c'ero e la memoria dei racconti è quella che è. In sostanza il poveretto deve scarrozzare 200 e passa kili di italiani trascinandoli con il debole mezzo, e soprattutto su saliescendi (soprattutto sali, visto dov'è il motel) degni della miglior San Francisco. La leggenda narra che il disgraziato amico, straziato davanti agli ultimi 100 metri in salita prima della destinazione, si sia arresa, e con l'ultimo soffio di voce (e battito cardiaco) rimasto abbia pregato i nostri valorosi eroi di risparmiarlo e farsi a piedi l'ultimo tratto..
Invito i miei compagni a farsi avanti con altri suggerimenti, come vedete il tempo passo, la memoria scolorisce e solo i racconti del diario di Tombs potranno fare luci sui dettagli!
domenica 6 settembre 2009
MotherRoad Chronicles - Day 2 - From Avalon to Chicago
Sveglia alle 8 e zero zero.
Memore degli intoppi di California 2007, una vocina saggia ieri sera ci ha invitati a recarci in aeroporto con un certo anticipo, al fine di affrontare con la dovuta calma qualsiasi stoccata il fato malandrino voglia tentare di assestare all'allegra brigata.
La vocina si rivelerà più lungimirante del previsto. Andiamo con ordine.
In primis ci tocca sabotare il complotto di due tassisti indiani, che tentano senza successo di trasportarci a Heathrow impiegando entrambi i loro taxi.
Sfortunatamente per i due cialtroni, ieri sera abbiamo "subìto" la prova empirica della possibilità di viaggiare su unico mezzo: un inquietante tassista con un grugno da serial killer ci ha stipati come aringhe insieme ai bagagli nel suo cab color pece, e ci ha trasportati senza tante cerimonie all’albergo, per poi scaricarci a mo' di bovini arrivate al macello.. Scomodo ma rivelatore, e così sventiamo in agilità il piano dei due tapini di cui sopra.
L’India ha però altre frecce da scagliarci contro. Il nostro check-in è infatti gestito da una giovane e placida addetta di etnia punjabi ( o sikh? Pietro, illuminami… ), e si rivela operazione lenta, pachidermicamente lenta, pe-ri-co-lo-sa-men-te lenta. Assistiamo dapprima scherzosi, poi inquieti, infine piuttosto allarmati allo scorrere inesorabile dei minuti sull’orologio sovrastante il nostro bancone, mentre la fila dei passeggeri davanti a noi sembra non avere fine. Arriva il nostro turno, ma solo dopo che mio nipote ha fatto la Prima Comunione e il Putto ha vinto il Pulitzer con una foto in confronto alla quale il partigiano di Robert Capa è un maldestro montaggio amatoriale. Jasmine avvia con la dovuta calma le elaborate procedure di controllo passaporti, stoccaggio bagagli ed emissione dei biglietti. Uno spazientito JP chiede con aplomb: “Do you think we’ll get to the gate in time?” e l’orribile piccolo nano, senza scomporsi: “You SHOULD make it”.
La tortura ha infine termine, e ci fiondiamo a far la fila ai metal detector, maledicendo il Gange e l’intera popolazione di Ceylon e Sumatra. Il controllo di sicurezza è miracolosamente rapido e ben organizzato, e arriviamo al gate un po’ ansanti, ma in tempo per l’imbarco.
Italia 2 – India 0.
Trascorriamo il viaggio sull’Airbus della Virgin trastullandoci con le fantastiche opportunità offerte dallo screen interattivo personalizzato. Io guardo due film, tra cui “Watchmen”, che avevo clamorosamente mancato all’uscita in Italia, e mi gingillo col Black Jack, illudendomi di fare un po’ pratica in ottica Las Vegas.
Il cibo è… commestibile. Punto. Ingollo diligentemente quello che mi viene messo nel piatto. Tutto tranne il sandwich finale, un mattone di pane e cemento davvero rivoltante.
Ma tutte queste sono quisquilie, bubbole, pizzicori...
Finalmente Chicago, la città che ha inventato gli skycrapers, la città di Jordan e di Al Capone!
Al ritiro bagagli non manca nulla. Scongiuri, voti e rosari sono serviti allo scopo. È il momento di fare conoscenza con il nostro minivan. Barney si rivela essere un Dodge Gran Caravan piuttosto in linea con le nostre aspettative. Gli facciamo dare una pulitina interna da un ragazzo nero dell’autolavaggio, e poi via, con JP alla guida. È al suono di “Sweet Home Chicago” e “Ring Of Fire” che ci immettiamo nella Freeway, direzione Willowbrook, dove si trova la sede operativa di questi due giorni di Windy City.
Non so quale raptus di follia mi spinga a candidarmi cassiere, pur sapendo bene che in condizioni normali la mia affidabilità è pari a quella di un biplano Fokker bucherellato dalla contraerea.. E non so quale raptus di follia convinca i miei soci ad accettare la mia candidatura. Sta di fatto che tale rogna, completamente auto-inflitta, sarà fonte continua di stress, di ripetuti conteggi del capitale sociale, di furiose e improvvise ispezioni di zaino, tasche e marsupio per verificare l’ubicazione del portafogli rigonfio di contante…
Pietro, il Putto e Pigoz vanno a sollazzarsi in piscina, mentre io e Federico andiamo a procacciarci del cibo da “Danny’s”, primo della lunga serie di fast – food che ci apriranno le loro porte in queste settimane on the road.
Veniamo serviti da Brad, cameriere tatuato, barbuto e pieno di orecchiniche sembra appena uscito da una squinternata band nu metal. Il nostro timido tentativo di mantenerci su un livello minimo di salubrità alimentare naufraga miseramente di fronte a succulente fette di pane irrorate di burro fuso.
Tempo di Chicago. Ore locali 20.00, Barney si divora i 40 km scarsi che ci separano da downtown. Lo skyline si delinea presto all’orizzonte, la Sears Tower giganteggia in lontananza in mezzo a una selva di palazzoni avveniristici.
Ci addentriamo nei meandri di questa foresta di cemento. Per fortuna la Città del Vento si rivela degna del suo nome, soffia una brezza tenace che allevia un’afa devastante alla quale non eravamo affatto preparati.
Cena da Hooter’s con la dolce Shannon che si prende cura dei nostri stomaci e dei nostri occhi. Bel viso da fata bionda, magnifico sorriso, modi amichevoli. Se devo essere sincero ( e un po’ cafone ), peccato per i quarti posteriori da boa di segnalazione.. Prima di servirci una bella caraffa di birra ci chiede di vedere le ID.. Ovviamente è una semplice procedura convenzionale, ma tutto mi sarei aspettato tranne che di dover dimostrare ancora la mia maggiore età..
Il primo di una lunga serie di cheeseburgers riempie piacevolmente il mio stomaco mentre ci incamminiamo per raggiungere Michigan Avenue, il viale più importante della città.
JP e Piotrek, che in passato hanno già visitato Chicago per lavoro, tengono a fare ammirare al resto della truppa il magnifico panorama notturno dal Café-Restaurant in cima all’Hancock Center, caratteristico grattacielo color basalto dalla forma conica. Altra coda nella hall per l’ascensore, stavolta irreggimentati come un gregge di montoni dai precisissimi inservienti in livrea.
Arriviamo al piano designato, ci facciamo strada fra i tavoli dove la clientela mangia e beve allegramente, incurante dell’incredibile vista al di là delle enormi finestre di vetro rinforzato.
Rimango semplicemente di stucco alla vista della giungla di grattacieli che si innalzano sotto di noi, in tutte le direzioni, illuminati da migliaia di luci come immani alberi di Natale, mentre le auto sfrecciano come insetti fluorescenti sulla litoranea o si incuneano nelle lunghissime avenues. È una visione quasi irreale, come il dipanarsi a perdita d’occhio di uno sconfinato flipper percorso da milioni di palline impazzite. Uno spettacolo artificiale, totalmente umano, e per questo provvisto di una strana e solenne poeticità.
giovedì 3 settembre 2009
MotherRoad Chronicles - Episode 1
Quanto segue è la trascrizione rivista e corretta di quanto scribacchiato furiosamente sul mio mitico carteggio di pergamena durante le lunghe sessioni di viaggio, o nella rituale ora di ozio in albergo prima di una doccia tonificante e dell'uscita serale di rito.
Non posso ovviamente fare altro che raccontare eventi e sensazioni e dal punto di vista del sottoscritto, la cui capacità di osservazione è pari più o meno a quella di una talpa del Wyoming.
Mi auguro di aver tralasciato poco, e di non aver fatto torto a nessuno.
07.08.2009
Prime impressioni fermate su pagina scrivendo sullo scomodo tavolino della mia stanza al "Super8" Motel di Willowbrook, Illinois. Stanza immersa nella calura soffocante a malapena attenuata da una brezza tenace. I vapori della doccia non contribuiscono a migliorare la situazione.
Ieri sera, Malpensa. Sono l'ultimo ad arrivare, scambio i saluti di rito con i miei compagni/sodali, che mi attendevano da un po' all'affollato check in dell'aeroporto. Nei loro occhi vedo la mia stessa ansia febbricitante di partire e l'eccitazione di scolaretti all'ultimo giorno di scuola.
Ceniamo presso un trascurabilissimo epigone di Spizzico, acquisto una chilata di riviste per il volo, e poi via.
Non posso fare a meno di notare la presenza di una vistosa fanciulla dal vestitino candido simil mondina, le gambe lunghe e flessuose e sandali alla schiava. Fin qui, 7 e 1/2. La sciagurata però decide di aprire bocca ed elencare una serie di avvilenti idiozie da Paris Hilton della Bassa, che A) le alienano per sempre la mia simpatia; B) hanno su di me uno strano effetto euforizzante, in quanto mi rendo conto che, trovandomi un un altro continente, per almeno 18 giorni avrò una possibilità ragionevolmente alta di evitare l'insostenibile cicalare dei numerosi esemplari di ragazza italiana gnocca/stupida che infestano lo sventurato Stivale. E qualora mi imbatta in esemplari autoctoni di ragazza gnocca/stupida, costoro avranno l'innegabile pregio di parlare inglese, il che se non altro sarà un buon esercizio per il mio orecchio avido di sapere..
Io e Jean Pierre Pigozzo siamo in vena di battesimi, questa sera. Comunichiamo agli altri gentlemen che un automezzo importante come quello che trasporterà i nostri stanchi corpicini da un capo all'altro dell'America non potrà non essere insignito di un nome importante, squillante, financo altisonante, in una parola "awesome". Pertanto ci è venuto naturale affibbiare al nobile veicolo quello di colui che nell'ultimo anno delle nostre vite di avidi cannibali di serie TV a stelle strisce è riuscito nella mission impossible di scalzare il leggendario Perry Cox di "Scrubs" dal trono di Miglior Personaggio Comico Di Sempre: direttamente da "How I Met Your Mother", il visionario, sardonico, inesauribile BARNEY STINSON.
E visto che siamo in tema, prima del decollo troviamo anche un nome in codice per quel meraviglioso aggregato di molecole, o meglio, quella manifestazione paradigmatica di realtà che per dei quasi trentenni come noi ( ma anche per degli ultrasettantenni particolarmente motivati, come può testimoniare il nostro arzillo premier ) è necessaria all'esistenza del maschio più o meno come l'accadueò: PIZZA.
In aereo, ci imbattiamo nel primo grande personaggio di questa vacanza: Carmine lo steward Lufthansa. Costui dimostra fin da subito evidenti problemi nel coordinare un uso coerente dell'apparato fonatorio con un'accettabile costruzione sintattica della frase.. Con un inglese e un italiano a dir poco rudimentali tenta di illustrare le procedure di sicurezza, spiegazioni che per sua fortuna la totalità dei passeggeri sembra ignorare. Il poveretto sembra restarci male, perché durante il viaggio non perderà occasione per attaccarsi all'interfono e fornire trascurabilissime informazioni su volo, tempo all'arrivo, meteo ecc., il tutto con un linguaggio claudicante e una parlantina da età del bronzo..
A Londra nessun intoppo coi bagagli, subito in hotel. L'Holiday Inn di Heathrow è un'enorme scatola di tonno che ostenta una hall molto accogliente. Le stanze sono invece piuttosto modeste (ma per 20 € nn è il caso di fare gli schizzinosi ) e ne la sorte maligna decreta che a farne le spese sia il povero Piotrek, che dovrà adagiare le sue membra spossate su una specie di barella da ospedale da campo.
Una birretta nella hall suggella la serata, mentre osserviamo perplessi l'umiliazione della nazionale inglese di cricket da parte della corazzata australiana. Nessuno di noi è un esperto di questo sport così interessante e mozzafiato, ma durante l'emozionante svilupparsi del match ci sembra di capire che si debbano colpire dei birilli, e che preriodicamente, suppongo per regolamento, un biondino debba mettersi a correre in giro come un forsennato, dando cinque a destra e a manca...
mercoledì 2 settembre 2009
Le Top10 della Route: Drama & Delusioni
Per la prima puntata ho pensato di accorpare i momenti Drama (i momenti drammatici, sia in senso serio che in senso ironico) e i momenti di Delusione.. se no non arrivavamo a 10 (buon segno che la vacanza sia ben riuscita!).
Probabilmente dimentico qualcosa, ma tant'è...
10. Drama: la triste storia di Murray all'irish pub di Carthage
E' quasi fine serata, una delle serate migliori, quella passata a sbevucchiare birra, selezionare canzoni sul jukebox e chiaccherare con la barista Regina o gli altri avventori all'Irish Pub di quel posto in mezzo al nulla che è Carthage, Missouri. Regina ci presenta uno dei clienti, che intuiamo vaghi nel bar ormai da settimane, Murray, originario della California. La sua è una storia tristissima (e qui ci metto un po' di ironia nel dirlo, lo ammetto), non la ricordo alla precisione ma sicuramente è stato lasciato dalla moglie e ha dovuto cambiar lavoro e trasferirsi lì nel mezzo del nulla. Due parole di sostegno non gliele neghiamo. Vai Murray, la vita ti sorriderà.

9. Delusione: poker di delusioni
Giusto citare quattro posti che sinceramente sono andati un po' sotto le aspettative, proprie nostre o create dalle parole delle varie guide..
Springfield, Illinois: alle 5pm tutto chiuso. E basta con sto Lincoln.
La Balena Blu di Catoosa: ci sono tante buffonate sulla Route e lo spirito comunque è quello di non prenderle troppo sul serio. Ma la balena blu..no dai, non scherziamo.
Il Blu Hole di Santa Rosa: sembrava dovesse essere il paradiso dei sommozzatori, una meravigliosa piscina semiartificiale con l'acqua di un colore indescrivibile. Beh, potenza di Photoshop evidentemente, perchè in realtà è un posto tristissimo, con i messicani che fanno il bagno e decisamente non meritevole di una visita apposita..
Tulsa: potenzialmente una bella città, in realtà una gran delusione. Sarà stato il caldo torrido, sarà stato che non c'era in giro un cane, sarà stato che a parte qualche bel grattacielo non c'era assolutamente NULLA da vedere.. adios Tulsa..
8. Drama: il Cameriere del Savannah's
In realtà forse sarebbe da mettere tra i momenti divertenti. La fredda cronaca: siamo in questo ristorante nella già menzionata sperduta Carthage, il Savannah's. Siamo gli unici e ultimi clienti rimasti, perchè lì alle nove è già tardi. A servire ci sono due ragazzi, presumibilmente fratelli, che incarnano fin troppo il cameriere medio americano: iper-gentili e servili e formali. Chiameremo Pippo uno dei due camerieri. Ad un certo punto mentre aspettiamo il cibo spunta dall'altra parte della sala una ragazza. Come d'usanza da queste parti, saluta anche se non ci conosce. Contraccambiamo il saluto, senza particolari scenate. Lei scompare, noi continuiamo per pochi secondi a commentare la sua comparsa, il fatto che sia carina, e poco altro. Ovviamente in italiano e assolutamente senza nessuna volgarità ne' sceneggiate di alcun tipo. Ecco perchè rimaniamo veramente stupiti quando Pippo appare e ci dice, rosso in faccia e con la voce tremolante "That one is my girlfriend, so please don't forget it". Pippo, non so cosa ti fossi messo in mente, ma ti assicuro che non mordiamo e che se pensavi che fossimo stati molesti.. beh, non hai davvero idea di cosa potremmo fare con un po' di impegno :-)
La cena continua in una situazione abbastanza surreale, perchè Pippo continua a servirci con la massima servilità e noi siamo francamente un po' offesi per quella precisazione assolutamente non necessaria.. ma tant'è, a fine cena si presenta un terzo loro amico che con 3 frasi completamente sboccate (scambiandoci pure lui per russi, se non ricordo male) chiarisce forse a Pippo che non è di noi che dovrebbe preoccuparsi..

7. Drama: la scheda di memoria di Tombs
Eh succede in tutte le vacanze. Una volta ti si bruciava il rullino perchè aprivi per sbaglio la macchina fotografica. Ora ti capita di perdere la schedina di memoria, tanto piccola e delicata è. E' successo al buon Tombs nel bel mezzo del viaggio. Sarebbe stata una disgrazia da meritare il podio, se non fosse che la schedina era appena stata cambiata e quindi conteneva poche foto.

6. Drama: The Big Texan Failures
Ora purtroppo non ricordo già piu' i nomi dei due baldi giovani che abbiam visto tentare la sorte della 72oz Steak al Big Texan Ranch (la sfida per mangiare sta fiorentina da 2,2 Kg + contorni in un'ora, per entrare nell'Olimpo di "chi ce l'ha fatta" ed essere adorati dalla folla presente).. ricordo solo che abbiamo soprannominato il secondo Lance per somiglianza fisica.. ma ricordo benissimo la loro incredibile sofferenza (e per Lance ricordo anche l'inizio spavaldo e sicuro.. attitudine presto svanita), boccone dopo boccone, il rivolino di sangue sul braccio, il sofferto sorso alla bevanda contenuta nei bicchieri blu a forma di stivale..
Non ce l'hanno fatta, ed è stata dura vederli soffrire.
Tra l'altro il primo quest'anno è a bordo della "Wienermobile", una macchina-hotdog che gira per gli Stati Uniti. Una storia nella storia, se volete saperne di piu', eccolo qua: http://hotdoggerblog.com/hotdoggers-9/

5. Delusione: Oro Grande
Oro Grande è un paesino piccolissimo, posto di lavoratori, situato poco dopo Barstow sulla original Route66 californiana. Per me, Pietro e Tomb aveva un'importanza particolare: è stata la singola tappa del viaggio californiano del 2007 che piu' ci aveva convinto a considerare l'idea di fare tutta la Route66, e che quindi ha portato a questo viaggio. Il motivo? La strada in se, ma soprattutto un 2-3 posti diventati leggendari nella nostra memoria: l'officina di Big Myke con un cartello intimidatorio divertentissimo appeso fuori, l'Iron Hog Saloon e il Club66, due posti come te li immagini sulla Route: vecchi, con sapore di mille ricordi, frequentati da gente che ha conosciuto la moglie al bar di fronte e l'ha sposata in quello stesso saloon (storia vera!) e che probabilmente non è mai uscita da quei 5km quadrati.
Eravamo quindi ansiosi di ripassarci anche a questo giro. Peccato che non abbiamo piu' trovato Big Myke, e gli altri due posti sono stati ristrutturati e riverniciati, nonchè ammodernizzati all'interno, perdendo completamente il fascino di un tempo. Gran, gran delusione.
4. Drama: il Check-In a Londra
Primo giorno di vacanza: memori della sfortuna del viaggio californiano 2007 (coincidenza e volo per gli States perso, recuperato poi per pura fortuna con un volo alternativo 3 ore dopo), ci siamo recati al check-in di Londra alla volta di Chicago con molto anticipo. Effettuiamo, non senza qualche intoppo, il check-in automatico agli appositi desk, ma ovviamente va completato con l'operatore e con la consegna dei bagagli. La fila è però lunghissima, così come sono lunghi gli operatori della Virgin e soprattuto la nostra operatrice. Finisce che arriviamo al suo bancone in discreto ritardo (considerando da quanto tempo eravamo lì).. questa fa tutto con estreeeeeema calma, e i minuti passami e noi cominciamo a temere di perdere l'aereo perchè c'è ancora tutto il temutissimo controllo di sicurezza (specie verso gli States) da fare. Chiedo anche alla tizia se non stiamo "temporeggiando" un po' troppo e rischiando qualcosa. Lei con tranquillità oggettivamente eccessiva ci dice "no, non DOVRESTE aver problemi"..
Fortunatamente poi il controllo di sicurezza si rivela particolarmente rapido, ma non arriviamo comunque troppo in anticipo al gate..
3. Drama\Delusione: la foto col caneSiamo in giro per l'Oklahoma, tra Tulsa e Oklahoma City. Sulla guida notiamo una foto particolarmente interessante, che viene descritta essere stata scattata sulla Route alle porte di Chandler. Non è niente di incredibile, però è una bella immagine. Un cane che zompetta su una parte di Route molto stretta, con un simbolo della Route sull'asfalto e della simpatica terra rossa ai lati.
Abbiamo del tempo e quindi decidiamo di cercare quello scorcio per provare a fare anche noi qualche bella foto. Alla fine la Route è una, da qualche parte riconosceremo quella parte.
Macchè, piu' di un'ora di ricerca, deviazioni su strade secondarie, strade sterrate.. niente, non troviamo quel pezzo. Probabilmente ormai riasfaltato e completamente cambiato.
Una delusione che diventerà beffa: al museo della Route di Clinton, ma anche sui muri del Tee Pee di Tucumcari, troveremo appesa quella immagine... e quel maledetto cane...

2. Delusione: la Piscina del Palms
Arriviamo tutti contenti a Las Vegas verso le ore 16. C'è un caldo fottuto in Nevada, e fin dallo stop alla Hoover Dam per far due foto in cui abbiamo "assaporato" i 45° che ti ammazzano fuori dall'aria condizionata del minivan abbiam cominciato a bramare la fantastica piscina del nostro Palms Hotel (una delle piscine piu' belle di Las Vegas, con tanto di sedie immerse in acqua e un fornitissimo e frequentatissimo bar a bordo-piscina). Ma c'è tempo, quindi prima facciamo un giro in macchina sullo strip, poi arrivati in hotel rimaniamo una giusta mezzoretta completamente in adorazione della nostra stupenda, stucchevole, incredibile suite e poi finalmente ci mettiamo in costume per andare a prendere i primi drink a bordopiscina e ad apprezzare un po' di acqua fresca e a cominciare a godere del panorama umano di Las Vegas con tutti i personaggi incredibili che ci girano. Tra l'altro noi siamo al Palms Place, un edificio "secondario" del Palms Hotel, ma possiamo andare anche alla piscina principale, e quindi prendiamo i lunghissimi tapis roulant, l'ascensore e attraversiamo il casino' per arrivare fino a questa benedetta piscina e... CHIUDE ALLE CINQUE???? Le piscine, a Las Vegas, ad AGOSTO, chiudono alle cinque.
Delusione assoluta, in parte ammortizzata da chi di noi riesce poi a vederle la mattina dopo, ma sicuramente senza lo stesso entusiasmo ed energia.
Per fortuna il bar c'era, e ben fornito, anche all'ingresso dell'hotel..
1. Drama: Santa Fe police.
Cinque ragazzi reduci da una piacevole serata in discoteca a Santa Fe. Quattro abbastanza brilli, uno (l'autista designato per la serata) che comunque un paio di birre se le è concesse. Dopo le ore di hiphop pompato in sala (per la gioia completa mia, ma immagino un po' minore per i 4 amici piu' tendenti al rock), sul breve tragitto in macchina verso il motel optiamo per qualcosa di egualmente movimentato per tenere su il morale ma di stile diverso. A un certo punto parte Tubthumping dei Chumbawamba. Delirio completo, ci mettiamo a urlare come pazzi in macchina, tutti felici. I get knocked down, but i get up again, y'all never gonna keep me d... WOOP WOOP.. eh??
WOOP WOOP?
Come cantavano gli Articolo31, "palettina rossa, macchinina blu", come nei film una macchina della polizia ci fa segno da dietro di accostare. Io ricordo di esser diventato sobrio tutto d'un tratto dallo spavento. Si sa che la polizia non ha tolleranza in America sugli alcoolici alla guida, anche se il guidatore come nel nostro caso si è trattenuto ed è oggettivamente in grado di guidare. Se l'ufficiale fosse stato particolarmente pignolo, non ci sarebbe stato "oggettivamente" che tenesse.
Fortunatamente però l'ufficiale si dimostra abbastanza cordiale. Fa molte domande, molto specifiche (marca della birra bevuta, indirizzo del locale) per valutare lo stato di lucidità del conducente. Luce puntata negli occhi. Ramanzina. Ma dimostriamo gentilezza e lucidità, e ce la caviamo così.
A posteriori, uno di quegli aneddoti "molto americani". In quel momento, tanto tanto tanto drama.
To the next episode!
