Giornata interlocutoria, arrivati a Oklahoma City al nostro ormai canonico orario tardo pomeridiano, dopo un su e giù di Highway e Route, alla ricerca di qualche scorcio caratteristico, o semplicemente di un po'd'aria di storia routiana, routiera, di viaggio.
Meno gratificante, almeno a mio parere, il primo mezzo di Oklahoma che abbiamo valicato. Scorci ed emozioni, paesaggi e asfalto sono stati i soliti, abbacinanti e (interruzione da parte della capa del motel che ha dimenticato di darci il resto e ha appena dichiarato che l'Oklahoma è una merda assoluta, forse ce ne eravamo accorti anche noi) pittoreschi. Ma la cura del particolare, l'amore per la strada da parte dei petroliferi abitanti di questa terra non è la stessa del mio amato Missouri. Meno indicazioni, più sufficienza, come se il passaggio per queste lande della più famosa e storica e affascinante delle tante strade del mondo fosse un dato di fatto, un diritto acquisito. Nel mio modo di sentire, la 66 va coltivata, va ringraziata, apprezzata ed amata. I signori del bovino questo non lo fanno. Oklahoma prima parte, voto 5.
Di seguito un paio di pics, di cui uno scorcio di Tulsa che rischia di diventare la mia personalissima foto vacanza, grottesco per una città che non mi ha regalato emozioni.
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