Dopo aver lasciato il non indimenticabile deserto pietrificato e foresta dipinta, come abbiamo amato ribattezzarli, il viaggio 'di viaggio', incentrato sull'asfalto, le sensazioni di coloro che incrociavamo a bordo strada lungo il cammino, le quattro ruote rombanti sul percorso che sapeva di storia, è finito.
E'finito perchè doverosamente ci siamo ripromessi di staccarci dalla via maestra, salutandola con affetto e riconoscenza, per muoverci verso nord, verso le terre indiane, verso lo splendore stupefacente e mozzafiato dell'alba Navajo sulla Monument Valley.
Ed è finito in maniera per me più personale, il viaggio della scoperta. Da molto tempo, forse da 3 anni e dalla mia prima America da adulto, non viaggiavo in posti a me completamente sconosciuti. Da quella volta avevo un po'perso il sapore dello stupore, dell'aspettativa, quello dolce delle cose belle, quello più acre delle delusioni, da attese deluse.
Ma ho riabbracciato in questi giorni un'altra sensazione a me cara, il rivedere posti già visti ed amati, il riassaporare atmosfere, suoni e colori, che si vanno a sovrapporre al ricordo di bei momenti già passati. Vale in modo molto personale per me per la Monument Valley e il Grand Canyon (memorabile momento il punto di sosta alle 8 di mattina, con una muraglia rossa davanti, il vento nei capelli ed Eddie Vedder di 'Into the wild' nello stereo a tutto volume del nostro minivan), in maniera condivisa con due compagni di viaggio per Sin City Las Vegas e per tutto quello che verrà da qui in poi.
E provo, anche se sembra ridicolo dirlo, un malcelato senso di 'sentirmi-a-casa' e di appartenenza per queste calde terre di Arizona e California. Forse sarà perchè tutti i ricordi sono così tanto vividi da farmi rivivere, momento dopo momento, sensazione dopo sensazione, l'anima di due viaggi tanto splendidi e unici come sono stati i due precedenti qui in terra d'America.
Nel mio modo di sentire, un viaggio è dolce anche quando si volge verso il suo crepuscolo, verso il suo elegante tramontare. Mi sento all'epilogo di questa avventura, ma non mi pesa, non mi turba. Rivivo, riavvolgo nella mente tutta la bellezza e le immagini di quel che abbiamo visto, di quel che abbiamo vissuto, ringrazio ancora una volta me e gli altri compagni di viaggio per la nostra ottima programmazione, per aver sapientemente e pazientemente evitato le difficoltà di tutti i giorni, per aver fatto tutti un passo avanti per capire e comprendere le particolarità e i difetti degli altri.
E quando tra pochi giorni saremo pronti di nuovo a percorrere le poche miglia finali che ci separano dall'epilogo della strada maestra a Santa Monica, saprò riporre al posto giusto, nel mio scaffale dei ricordi, la lunga storia pionieristica e moderna che ci ha portato dal lago Michigan all'Oceano Pacifico, passando attraverso la Balena Blu e il Gemini Giant, i Phillips 66 ed i negozi di cianfrusaglie, il fantomatico cane con la sua terra rossa, i visi, i colori e l'orgoglio di queste splendide persone americane. Nel nostro piccolo, senza arroganza, abbiamo attraversato uno dei più affascinanti pezzi di storia che il mondo moderno ancora propone.
Fino ad allora, fino a quando il tramonto di LA non sarà lì ad avvolgerci e simbolicamente chiudere il nostro viaggio, la Strada dovrà attenderci. Ci concederemo ancora qualche giorno in California-mood, un tuffo doveroso nella bellezza selvaggia ed allo stesso tempo umana di questa nazione nella nazione. Per me forse non più come la prima volta, California Dreamin', ma senz'altro California Livin'.
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e grazie Marco...
RispondiEliminaBarbara Piperno