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domenica 16 agosto 2009

Be more precise with me

Parto dalla fine. Da ieri sera, quando un simpatico tutore dell'ordine della polizia di Santa Fe'ci ha fermato, con Federico alla guida, al ritorno in albergo da una tranquilla serata di ristorante e club. Le sue insistenti domande, causate dal fatto che abbiamo CALPESTATO una linea bianca della corsia destra con il nostro amabile minivan, ci hanno terrorizzato. Alla fine, dopo un interrogatorio complesso e lunghissimo su dove avevamo passato la serata (con dettagli di nome del locale, perchè parlare di 'Plaza' per lui non era 'enough precise', orario di ingresso, orario dell'ultima bevuta e MARCA della birra bevuta) e una pila accecante piantata negli occhi del guidatore, ci ha cordialmente salutato ricordandoci di mantenerci sempre al centro della corsia di percorrenza. E'così, sapevamo che ci sarebbe toccata ed è andata anche questa. Sperando che finisca qui.

Manco da alcuni giorni di cronaca, quindi rimedio, prima di tutto in modo visuale.



Il riscatto dell'Oklahoma; bene così, sarei rimasto deluso se anche uno solo degli stati di questo grande viaggio mi avesse lasciato con l'amaro in bocca.
Riscatto che parte dalla sua capitale, Oklahoma City, metropoli segnata nel profondo da quel maledetto 19 Aprile 1995, dall'attentato che ha reso questa tranquilla provincia dell'America rurale famosa sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. La città è ancora piena di quanto è successo, della operosa e lodevole reazione che l'ha spinta a costruire nuovi stadi, nuovi quartieri, un toccante e mozzafiato memoriale dove la storia di chi è stato barbaramente portato via viene perpetrata per sempre. E Oklahoma City ricorda, ma in un modo elegante, mai invadente, ha preso coscienza della gravità di quanto è successo e combatte il ricordo nel modo migliore, vivendo e migliorandosi. Davvero una piacevole sorpresa.

E poi l'Oklahoma del sud, un paese diverso da quello che sta sopra all'ideale linea di demarcazione della capitale: paesi pittoreschi, paesaggi mozzafiato, gente cordiale e disponibile. E la Strada, finalmente rispettata e riverita come le si conviene. Paesi quasi fantasma, che mantengono il sapore pioneristico del viaggio, della grande impresa tracciata dalla Route in mezzo a campi, mucche, distese sconfinate. Oklahoma del Sud e capitale: 8.



Senza accorgerci, senza avvertire differenze di sorta siamo scivolati poi nel grande Texas, l'orgoglioso Lone Star State. E'giusto dire che questa versione routiera dello stato degli speroni è qualcosa di edulcorato e corretto; il nostro percorso si affaccia sul Texas solo per un paio di centinaia di chilometri, ed è la parte nord dello stato, quella che subisce maggiori influssi da tutto il resto dell'America rurale che le sta intorno.
Nonostante questo, sono evidenti i tratti caratteristici di quello che si definisce, già nel suo nome, come una nazione quasi a se stante: orgoglio di appartenenza che sconfina quasi nell'arroganza (prima tra tutte la frase più volte ripetuta 'God bless Texas', dove quasi dovunque fuori di qui si legge 'God bless America'), una certa megalomania dimensionale che però non stona, se letta nella giusta ottica. Praticamente una sola tappa, un solo obiettivo nello stato della stella solitaria, il Big Texan Steach Ranch. Qui i bovari si fregiano del titolo di maggiore bisteccheria dello Stato, e se tanto mi da'tanto questo sottintende migliore bisteccheria d'America. In tutta onestà, questa volta potrebbero anche avere ragione. In un contesto spaventosamente kitch, viene proposta anche una devastante gara di durata e resistenza: chi fosse in grado, entro un'ora, di mangiare 72Oz (aka 2,1 kg) di bistecca, più una serie di paccottaglie assortite varie, vincerebbe la cena.

E'la sfida dell'uomo contro se stesso, agli ultimi limiti umani di sopportazione. Qualcosa di ingestibile e splendido allo stesso tempo, megalomane come nella loro miglior tradizione, ma al tempo stesso pioneristico e avventuroso. In due ci han provato, nella nostra serata lì: immaginabile che abbiano fallito, ma anche solo il coraggio di salire su quel palco (in diretta webcam mondiale) merita rispetto. Massimo rispetto. Texas: voto 7.



Ed ecco il New Mexico, luogo da cui scrivo. Sta arrivando, è arrivata la parte di strada che attendevo con più ansia. Qui la natura sta avendo il sopravvento sull'uomo. Non è più importante la storia, non è più centrale la strada, tutto ruota attorno alla straordinaria potenza di quel che c'è intorno. Mi faccio piccolo piccolo di fronte all'arcobaleno dopo la tempesta, alla vista mozzafiato che ci appare davanti appena usciti dall'Highway, alle sconfinate distese di splendido nulla che attraversiamo. Questo è lo sfondo del mio desktop di oggi, no more words.


E i popoli, e le città, in questo stato di confine che mantiene la tradizione indiana pellerossa e la fonde in maniera armoniosa con quella messicana. Qui lo zio Sam stona, e nel contempo inquina la spontaneità di questa unione. Santa Fe', rinomata località vacanziera a stelle e strisce, mi ha lasciato con il sapore di chi ha prevaricato le culture altrui, riducendole ad un teatrino di stereotipi che possono affascinare il visitatore americano, ma che lasciano un po'più perplessi chi come noi ha qualche migliaio di anni di storia in più alle spalle. Ma l'uomo, come ho già detto, in New Messico ha un ruolo marginale, almeno nel mio personalissimo modo di vedere questo percorso, questa lunga strada che attraversa un continente che in alcuni momenti toglie anche il fiato. New Messico: voto 9.




1 commento:

  1. Stupenda foto e diario di bordo veramente poetico - fatto di emozioni piu' che di osservazioni logiche. E' un piacere leggervi!

    Sono passata relativamente vicina al giro che state facendo... Stessa traiettoria ma piu' al nord (da Chicago a San Francisco) e condivido molte delle vostre sensazioni!

    Silvia xxx

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