23.08.2009
Ultimo giorno “pieno” di vacanza..
Siamo alla fine del viaggio, e probabilmente è un bene. In poco più di due settimane abbiamo immagazzinato una tale quantità di emozioni e i dati audio/video che i malandati Pentium386 installati nei nostri cerebri, ormai stravolti da una maratona chilometrico/gastronomica senza precedenti, avranno di che elaborare per parecchi mesi…
Per me, JP e Piotrek il batticuore della scoperta sembra essere ormai cessato. Dico “sembra”, poiché la Città degli Angeli, di cui abbiamo comunque già visitato i luoghi più classicamente turistici ( JP e Pietro addirittura già due volte.. ), riuscirà comunque a cavare dal cilindro altri momenti e luoghi indimenticabili..
Mentre il Putto e Filmoya dedicano una giornata agli Universal Studios, noi tre cialtroni optiamo per una giornata di relax in spiaggia a Venice Beach. Avendo lasciato Barney ai due prodi di cui sopra, ci godiamo una buona ora di pullman, affollato dalla tipica fauna proletaria losangeliana: sostanzialmente ispanici e i nostri amatissimi nigga.
A Venice troviamo una folla variopinta e incontrollabile, dedita a godersi questa giornata agostina in cui la tradizionale foschia è stata perforata da un sole gagliardo.
Bazar ovunque, locali stra-affollati di gente impegnata ad ingurgitare ogni sorta di schifezza e a tracannare birra o bevande gassate per placare l’arsura. Famelici, compriamo inevitabili cheesburger da un gabbiotto di “luridi”, e mentre ingurgitiamo il rituale migliaio abbondante di calorie, osserviamo il bestiario che si affaccenda sul lungomare: è un mosaico di etnie, colori, vestiti, musiche. Fisici da dei e dee greche si alternano a ciccioni veramente rivoltanti. Hippies, asiatici, b-boys, rockettari, Are Krishna, fattoni, ispanici, rappers, darkettoni, buddisti, bianchi e neri. Tutti insieme a far girare il caravanserraglio, tutti accettano tutti o se ne fottono bellamente di tutti. Chi è impegnato a fare pesi nelle palestre a cielo aperto, sfoggiando muscoli guizzanti e cipiglio da duro e puro, fingendo di ignorare i curiosi e in realtà vivendo per il loro giudizio ; chi è preso a suonare musica di tutti i generi e con tutti gli strumenti immaginabili; chi è attratto in una specie di mini anfiteatro in cui si sta tenendo un Topless Day, per la verità di scarso successo fino a quel momento; chi si è lanciato in un partitone a basket su campetti entrati di diritto nella leggenda di questo sport; insomma, un mondo a sé stante, tutto da scoprire, visto mille volte in tv ma mai compreso e amato come in questo momento in cui ne facciamo parte a pieno titolo.
Nel primo pomeriggio ci spariamo un’oretta di sole beatamente spaparanzati sulla sabbia. Per me, che mi addormento come se mi avessero dato una martellata in nuca, si rivelerà un’ora letale, dalla quale uscirò alquanto stordito e gamberizzato in modo ridicolo.
Desiderosi di dare una svolta intellettuale a questa giornata, ci infiliamo in un Taco Bar e ci dedichiamo all’alcool e ai nachos. Una cameriera biondissima in minigonna di jeans, maglietta bianca annodata sotto le bocce e cappello da cow-girl ci serve delle clamorose Corona da 66cl, al che perdo la testa e mi metto a succhiare come un gorgo.
Quando usciamo dal locale, piuttosto allegri e volendo bene praticamente a tutto il mondo, sta imbrunendo. Marco e Fede si ricongiungono a noi, e andiamo a scattar foto commoventi sul molo di Santa Monica.
C’è malinconia, nell’aria. Tutto è avvolto da un alone testamentario. Assieme al sole sta tramontando quella che senza dubbio alcuno è stata la vacanza più incredibile dei miei primi 29 anni. È quasi con solennità che raggiungiamo la fine del Santa Monica Boulevard, e leggiamo la targa che sancisce la fine della Route 66 che per noi è stata Strada Madre e Maestra, ma della quale nessuno a Los Angeles sembra curarsi.
L’emozione è in parte guastata comicamente da un duo di sballati che ballano una musicaccia sparata a tutto volume da una radio scassata, lui con il testone avvolto completamente in una kefia, lei che si struscia con movenze da pornodiva (ed è meglio che io non entri nei dettagli). Fortunatamente dopo un po’ se ne vanno.
Quasi a suggellare la silenziosa cerimonia di commiato alla Route 66, arrivano dei motociclisti francesi che come noi l’hanno percorsa in tutta la sua lunghezza, ma su due ruote.
Ci fotografiamo a vicenda, sancendo un gemellaggio inedito Italia / Francia che ha ragion d’essere solo a un oceano di distanza dalla vecchia Europa.
Fame. Ritorniamo dalle parti del nostro motel, e plachiamo l’ardore dei nostri stomaci da In & Out a suon di… cheeseburger.
A un certo punto nel parcheggione di fronte al locale arriva uno strano gruppo di squinternati, che scendono rumorosamente da una specie di ibrido furgone / pullman, all’interno del quale intravediamo luci stroboscopiche in quantità industriale, come se si trattasse di una bizzarra discoteca ambulante. Emerge una specie di Megan Fox dei poveri, che ci impietrisce tutti quanti con la sua imperdonabile procacità e sfila fino al bancone, dove insieme ad una specie di pappone che sembra uscito dalla biografia non autorizzata dei Led Zeppelin ordina una vagonata di cibo per tutta la crew.
“Che si fa stasera?” butta là qualcuno, senza molta convinzione. Ci guardiamo in faccia per un attimo. Non serve neanche parlare. Ci inforniamo in un supermarket, compriamo una quantità più che rispettabile di birra e vodka, e ci dedichiamo ad una serata alcolica a bordo piscina, evocando i momenti memorabili della vacanza, o semplicemente restando in silenzio.
Andiamo avanti a trincare fino a notte fonda.
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beh, direi che hai detto tutto tu (a parte la Corona che era da 1 litro, ricordo bene le megadimensioni!).
RispondiEliminaAnche se a pensare adesso, in un piovoso merdoso lunedì mattina di ottobre, al concetto di snobbare un po' LOS ANGELES "solo" perchè ci si è già stati o perchè si arrivava da dei giorni intensi (e da nottate in bianco).. beh, suona un po' come una bestemmia.
Ma forse, al contrario, rende bene l'idea di a quale altissimo livello ci fossimo ormai abituati lungo quella vacanza capolavoro...
vi confiderò, cari compagni di viaggio, che ho sentito una stretta allo stomaco leggendo queste tue parole. Stretta che non avevo ancora sentito lungo tutto questo splendido e anche lui indimenticabile blog. E non perchè questa da te saggiamente rammentata fosse stata la giornata più bella, la più indimenticabile o fascinosa, ma perchè ho rivissuto per un attimo i momenti che ci hanno unito se possibile ancora di più in quel crepuscolo.
RispondiEliminaLa targa della fine della Route, le birre al tavolino bordo piscina, la chiusura degna ma crepuscolare, nostalgica di quella che SICURAMENTE per me è stata la più bella vacanza della vita, almeno nel novero di quelle non in 'polish' mood. E suona se volete un poco triste anche sentire l'aria di chiusura di questo blog, che con tempi e spazi dilatati ci ha sempre aiutato a tenere viva la nostra avventura. Fino all'ultimo post di Tombs, come dire, la vacanza era ancora viva. Ora, non so se ci sarà un ultimo post o meno, ma in ogni caso ci avviciniamo al momento in cui tutte queste splendide sensazioni saranno inevitabilmente, giustamente, meritatamente ma definitivamente archiviate nei di noi cuoricini. E quindi ragazzi, permettetemi di dirvi, anche qui dal profondo del cuore, ancora grazie per l'indimenticabile avventura vissuta.