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lunedì 2 agosto 2010

MotherRoad Chronicles - Day 14 - From Las Vegas To Barstow

20.08.09

Sveglia alle 10.30.
Mi sento sorprendentemente in palla, la testa è leggera come se la sbronza della sera prima fosse stata a base di Barolo, e non della sapida birraccia di queste parti..
E sono irragionevolmente di buon umore.
L'unica traccia della sera precedente è un alito che sa di sepolcro, e i vestiti stropicciati che ho ancora addosso.
Neppure ho il tempo di sollevarmi faticosamente dal lettone sul quale sono crollato appena cinque ore prima, che i Mezzanotte fanno il loro festoso ingresso in camera.
Sono reduci da una salubre puntata in piscina, méta agognata alla quale il giorno prima, una volta respinti dagli spocchiosi bagnini del Palms Place, avevano giurato su tutti i santi di accedere, avendo come unico fine il refrigerio e il casto occhieggiare di eventuali poppute esponenti del gentil sesso, che qui più che in ogni altro luogo sono notoriamente attratte dall'Accadueò e dalla possibilità di scucire filigrana a turisti più o meno facoltosi.
I due cialtroni se la ridono raccontandomi di aver subìto un casto approccio da parte di due monache benedettine in cerca di offerte che, levando inni al cielo e intonando la ben nota lode "We Love Italians!", hanno delicatamente appoggiato i loro polpastrelli tremebondi sulla dotazione di serie dei nostri affezionatissimi, i quali, pieni di mistica ispirazione, hanno risposto con un salmo non molto conosciuto da queste parti, il "Grazie Non Vado A Puttane", per poi disimpegnarsi con abilità.
Con la perspicacia che tutti sanno essermi propria, noto che il buon Pigoz NON è rientrato all'ovile. Arriverà una mezz'ora più tardi, con quella faccia un po' così, e quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto qualcosa di bello bello bello. Ma proprio bello bello bello...
Siamo tutti in fase di orribile fame chimica. Decidiamo di darci a un altro vergognoso saccheggio di un All You Can Eat. Stavolta viene designato quello del MGM.
Scattano le ultime giocate, avvolte da un alone quasi testamentario. Il Piotrek porta a casa 56 bucks del tutto immeritati ( :-P ), il resto di noi naufraga miserabilmente.
Anche la roulette, presieduta da un gorilla tifoso sfegatato del Chelsea e di Mourinho, ci da picche. Tempo davvero di levare le tende. La prossima destinazione è un paese dove io JP e Pietro abbiamo lasciato un pezzettino di cuore durante la visita precedente, nell'ormai antidiluviano novembre 2007: Barstow, che ci ricongiungerà all'amata Route.
Nulla da segnalare durante l'asfissiante passaggio attraverso il Mohave. Ormai siamo saturi di paesaggi e protesi verso le ultime tappe cittadine del viaggio: le rinomate San Diego e Los Angeles.
Anzi, a ben vedere qualcosa da segnalare c'è: la mia incredibile energia e loquacità. I miei compagni di viaggio, che sopportano educatamente la mia ingiustificata iperattività, si chiedono perplessi se la sera prima io non sia finito per caso nella versione Vegasiana del "Korova MilkBar, a bere Latte+ rinforzato con qualche droguccia mescalina, roba che ti fa robusto e disposto all'esercizio dell'amata ultraviolenza".
Che cazzo ne so. Misteri di un metabolismo devastato dai cheeseburgers..
Quasi con spocchia teniamo fede al programma giornaliero, visitando la pseudo-città fantasma di Calico, dall'atmosfera tutt'altro che fantasmatica, che nel più sfigato parco tematico europeo sarebbe andata incontro a sonora bocciatura.
Barstow invece non può deludere.
Dopo una pennichella e una doccia che finalmente mi riportano al livello pseudoletargico degli altri 4, ci infiliamo in un ristorantino nel quale divoriamo l'ennesima bistecca. Siamo intenti ad ingozzarci di carne quando, disgrazia fra le disgrazie, una rumorosa comitiva di compatrioti fa il suo ingresso nel locale. Anzi, a voler essere precisi, è il tipico gruppetto familiare italiota, corredato di chiassosi ragazzini dalle facce bovine, ai quali avrei volentieri regalato una raffica di schiaffi.
La cameriera, piuttosto stanca ma ripigliata e simpatica, ci consiglia di fare un salto al Molly's, un locale mooolto carino e letteralmente straripante dei personaggi stereotipati così cari a noi amanti del folclore:
- Monumentali neri dalla lingua scioltissima, fra cui spicca un grassone molto simpatico che si impadronisce del biliardo, annichilendo qualsiasi avversario abbia l'ardire di mettere in questione la sua leadership inontrastata. Si ferma solo per un attimo, per cantare " Oh My Love ", e interpretandola magistralmente grazie a una bellissima voce tenorile, dall'inconfondibile timbrica black.
- il bianco muscoloso corredato di fighetta, ansioso di fare il simpatico per guadagnarsi la considerazione dei vari clan che affollano il bar.
- le tardone in tenuta da battaglia, patetiche storpiature delle groupies dei Seventies.
- le sussiegose prugnette locali, con inevitabile corredo di amiche grasse come portaerei sulle quali scaricare nevrosi e insicurezze. Fra le amiche "acquaiole" (per citare un termine alla Gino Bartali) spicca un catamarano che, probabilmente avvantaggiata dall'assetto ottimale derivante dall'avere un posteriore da bovino texano, se la cava più che dignitosamente a biliardo col trippone di cui sopra.
- bulletti locali, con cappelli da baseball a sghimbescio, tatuaggi in evidenza e cipiglio da duri e puri.
Girano birra a fiumi ( servita in barattoli di vetro: bella trovata, a mio modesto parere ), e parecchi sguardi spavaldi, ma se stai al tuo posto e non fai il galletto, come scegliamo saggiamente di fare noi, ti godi una bella serata di birra e musica.
Il karaoke è infatti gettonatissimo, benché non tutti i cantanti si rivelino all'altezza.
A mezzanotte precisa ci si guarda in faccia: abbiamo tutti l'aria stravolta. Urge salvifica sessione di ginnastica onirica.
Neanche un quarto d'ora dopo siamo tutti orizzontali nei nostri lettini.

2 commenti:

  1. Eh che altra bella giurnada... come dimenticare i grandi classici che ci venivano proposti in lettura a cena, come "How To Stay Humble When You're Smarter Than Everybody Else" e "If Life Were Fair, Horses Would Ride Half The Time" del grande Ben Goode...

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  2. ancora qualche dubbio ci rimane...ma prendiamo per buona la tua versione ;)

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