Risveglio in una quiete surreale.
Al Big Texan Ranch non c'è quasi più nessuno. Italiani, cinghialone, tutti partiti verso nuove mete e ulteriori bistecche.
Ancora saturi di fibre animali e nella speranza di rifarci la bocca , entriamo barcollando nel saloon che ieri sera ci ha visti protagonisti della Grande Abbuffata di ferreriana memoria. Apriamo il menù della colazione, e scopriamo con orrore che lo chef consiglia bistecchine da 8 oz per affrontare il viaggio con la giusta dose di ottimismo. Ammutoliamo, ci scambiamo una di quelle occhiate che esprimono più concetti di un romanzo di Tolstoj. 15 secondi dopo Barney sta già rombando sulla strada verso un altro ranch, il Cadillac Ranch, dove fortunatamente non servono cibo, ma automobili infisse nel terreno a culo in sù, alla mercè dei turisti grafomani e di uccelli incontinenti.
C'è un sacco di spazzatura in giro, più che altro bombolette vuote di vernice spray. Faccio una foto a un chiassoso gruppo di tedeschi di Stoccarda. Scambio due parole nell'idioma crucco con loro, loro si esaltano e iniziano a.. congratularsi fra di loro, perchè non capita spesso di trovare un Amerikaner che parla tetesco... Due particolarmente invasati si stringono la mano e poi la stringono a me..
Faccio poi una foto a una bella ragazza che tiene in braccio un neonato di nome Jayden, che se la dorme alla grande, ignaro di Cadillac, graffiti e tedeschi mitomani.
Infine mi inerpico su una Cadillac e mi faccio immortalare contro il cielo blu, in una posa che è a metà strada fra Napoleone, il Giovane Werther prima dei dolori, e un buttero napoletano..
Risaliamo in macchina. Prossima fermata Vega che, scopro casualmente, significa "prato". Trattasi di paesello tipico dove una signora texana dagli occhiali improbabili e una maglietta con la scritta "New Mexico" attacca bottone.
Sembrano gioviali, i texani: pronti alla risata grassa, amano i piaceri semplici come mangiare e bere tanto e bene; trasudano orgoglio e senso di appartenenza alla loro terra, e hanno un sistema di valori che sembra poggiare su tre incrollabili pilastri: Dio, Texas, carne,non necessariamente in quest'ordine. Al Big Texan Ranch, ad esempio, la carne viene probabilmente per prima... E una cosa è certa: da tale Weltanschauung non li distogli neanche a fucilate. Anzi, le schioppettate le rischi tu, se gli rompi l'anima.
Mezzogiorno di fuoco. Raggiungiamo Adrian che, scopro casualmente, significa "Adrian".. Ma pensa te... ( Sono proprio simpatico eh? ). Trattasi di paesello che segna l'esatta metà della Route 66, essendo perfettamente equidistante da Chicago a LA. Ovviamente c'è un negozietto di souvenir e memorabilia installato apposta per lucrare sull'inevitabile trip che si impossessa dei turisti come noi, e naturalmente cadiamo in trappola. A me resta per le mani una magnifica tazza che, giuro a me stesso, utilizzerò ogni santo mattino per fare una colazione on the road, fino a che non mi sarà cascata per terra; conoscendomi bene, credo che tale catastrofe si verificherà agli inizi di settembre..( 26/12/09, la tazza è ancora viva, e come promesso l'ho usata tutte le mattine... NdMike )
Arriviamo al confine. Bye Texas, New Mexico nice to meet you. "Nice" un paio di ciolle, perché il suddetto ci accoglie con un un paio di salve di shower rain di notevole cattiveria, mentre nuvole sempre più nere si addensano all'orizzonte.
Non tutto il male vien per nuocere, fortunatamente, e sulle note della colonna sonora di "Into The Wild" assistiamo a un suggestivo spettacolo naturale: le nuvole minacciose si sfaldano davanti ai nostri occhi in cascate torrenziali visibili a occhio nudo, che si precipitano a ristorare il suolo abitualmente riarso.
Sulla strada per Santa Rosa, il buon Piotrek riceve un SMS impagabilmente esilarante da un suo sottoposto indiano: i proprietari indiani della sua azienda, si riuniranno con inevitabile codazzo di mogli devote e figli deviati, in contemporanea mondiale alle 04.00 ora italiana presso ciascuno degli stabilimenti sparsi per il globo, al fine di officiare il rito del Pooja, e pregare affinché " il sommo Ganesh favorisca e protegga la IMES ". Il buon Datta, mittente del SMS, assurge così a idolo definitivo della vacanza, un po' come due anni fa lo era stato il voluminoso Giampierone Galeazzi. Cambiano i tempi, cambiano i numi tutelari... Segno della globalizzazione in atto, o semplicemente del fatto che certi personaggi vanno oltre ogni umana demenza.
Arriviamo a S.Rosa e facciamo tappa al Blue Hole, indicato sulla Guida come suggestivo bacino di acqua cristallina, e che si rivela in realtà una pozza minuscola ma profondissima che non serve a niente se non a sollazzare alcune chiassose famiglie ispaniche che fanno gare di tuffi dalle rocce soprastanti.
Poi Federico visita l'Auto Museum, che espone una trentina di vecchie vetture d'epoca, mentre noialtri poltriamo al bar e io divoro un gelato al catrame.
Ripartiamo rombando, la meta designata è Santa Fé. Presso Villanueva abbiamo la meravigliosa idea di abbandonare la Highway e farcela tutta su una provinciale. Scelta azzeccatissima, perché ci imbattiamo in alcuni dei più bei paesaggi visti finora: dapprima un colpo d'occhio mozzafiato della strada che prosegue verticalmente tagliando in due l'altopiano fino all'orizzonte; poi una serie di scorci spettacolari mentre ci addentriamo in una regione di ripide colline boscose, fino ad attraversare il mitico fiume Pecos.
A Santa Fé alloggiamo all'imprescindibile Super 8 e ci concediamo un paio d'ore di meritato ozio, che sfrutto guardando il discorso tenuto da Mr. Obama a Belgrade, Montana, a proposito della chiacchieratissima riforma sanitaria che sta per essere presentata al Congresso. Ora, io non so se il ragazzo giovane bello e abbronzato sia un uomo di sostanza oppure uno tutto chiacchiere e distintivo, ce lo dirà la storia. Tuttavia è un dato di fatto che parla con una semplicità, una convinzione e un carisma che gli odierni politici nostrani non hanno, neppure il Silvio nazionale, che dell'aria fritta ha fatto uno stile di vita.
Seratone movimentato, con finale da cardiopalma.
Ceniamo al "Cow Girl", dove giunoniche cameriere in camicia annodata sotto le boobs, minigonna di jeans, stivaloni e cappello da cow boys servono i clienti. Esaltati da tutto quel ben di dio, veniamo ovviamente agganciati dall'unico cameriere maschio del locale. L'atmosfera del locale è molto piacevole, alimentata da una countryband che suona dal vivo con un buon tiro e una discreta acustica. Il leader del gruppo è un inevitabile cantante/chitarrista figaccione, letteralmente divorato con gli occhi da una serie di vistose tardone in tenuta da rimorchio, e impegnate a ballare come se non ci fosse un domani.
Bighelloniamo un po' per la città, e scoviamo un posticino niente male, il "Fusion", che si compone di due piani: di sopra lounge bar con terrazza e luci soffuse, dove una serie di sedicenti comici professionisti si esibiscono inanellando battute sconce; di sotto discoteca infestata da un bestiario eterogeneo di bonazze ( poche ) e catamarani ( molti ), qualche travestito e un'orda di tamarri e guappi dalle pupille a spillo grazie all'abuso di una qualche sostanza illecita. Tutto sommato però l'atmosfera è rilassata, e il materiale sul quale lavorare, seppur non abbondante, c'è. Peccato che il nostro "mojo" questa sera sia un po' appannato, e non dà risultati apprezzabili. Mi sorge il dubbio che a remare contro sia nientepocodimeno che il sommo Ganesh, evidentemente insoddisfatto dalle risibili preghiere dei capi di Piotrek.. Risultato: due rimbalzi; il primo assorbito con classe da JP da simpatica rossina di nome Madison, la quale però tra una chiacchiera e l'altra gli offre pure un drink; il secondo preso da me grazie a una biondina apparentemente dolce, che mi spegne con malagrazia al primissimo approccio. Bitch... Indi per cui, la si butta sull’alcol e si tira fino alle tre, ballando e sparando cazzate.
Ma Ganesh non ha ancora finito con noi.. Ci avviamo verso l'hotel, cantando a squarciagola, Federico alla guida. Dietro di noi, minacciose luci azzurre squarciano il buio, e la quiete della notte viene dilaniata dal più atroce degli ululati di caccia: proprio così, veniamo blindati da una pattuglia di sbirri.
Gelo.
Accostiamo, diligenti come gattini alla mercè di un dobermann. Filmoya, che ha effettivamente bevuto un paio di birrette confidando nella buona sorte, subisce una paralisi pressoché totale del cavo orale e risponde a monosillabi alle domande dell’agente, un pelato dai modi spicci che, come da copione, infila la torcia all’interno del nostro abitacolo accecandoci tutti. Siamo rei, a suo dire, di avere proceduto per alcuni metri a cavallo della linea bianca che separa le due carreggiate.
“Quando hai bevuto l’ultima birra?”
“Due ore fa” Prima palla del Filmoya, con voce spenta da consumato giocatore di poker.
“Di che marca era? ” Federico va in fusella, interviene Sua Diplomazia Dott. Ing. Cav. Pigozzo: “Era alla spina”
Qualche altra domanda, Pigoz para i colpi e la corte decide infine di essere clemente. Se avessero fatto il palloncino al Filmoya… Mioddio, eravamo ancora là.
Invece possiamo ritornare in hotel elevando voti e ringraziamenti al sommo dio elefante che oggi con noi, in fin dei conti, ha solo voluto baloccarsi un pochino..
Grande Tomb per averci riportato questo piacevolissimo appuntamento.
RispondiEliminaMi permetto qualche precisazione di pura cronaca: vorrei assolutamente che venisse ricordato che poco prima della "palettina rossa, macchinina blu" stavamo ascoltando, felici e spensierati e ad un volume esagerato, "Tubthumping" dei Chumbawamba. Il contrasto tra quell'atmosfera e il gelo e il terrore dei minuti successivi è assolutamente marchiato in eterno nella mia memoria!
E sempre a Santa Fe vorrei anche ricordare l'inquietudine che ci assaliva durante i pezzi che abbiamo fatto a piedi subito fuori dal centro..ricordate come la gente ci fissava in modo strano, e ci suonavano il clacson??
Infine una nota letteralmente di "colore": come sai non mi piacciono le rosse, e infatti il mio rimbalzo (peraltro veramente monumentale!) fu ad opera di una bella brunetta. La rossa Madison l'ho conosciuta solo a mò di chiacchere perchè mi aveva aiutato a recuperare (e poi ad offrirmi) il drink al bar, visto che aveva lavorato lì e sapeva come "gestire" la prosperosa barista (e qui sono stupitissimo che tu non abbia menzionato le sue fattezze) che non aveva una logica ben precisa su come servire i clienti...
Giornatona comunque, a rileggerla abbiamo fatto veramente un sacco di cose quel giorno! Punto clou sicuramente la strada di Villanueva, mamma mia che spettacolo incredibile.
ahahahah suonavano tantissimo i clacson, è vero. l'avevo rimosso...la dimenticanza sulla barista ha stupito anche me, devo dire la verità..per il resto, come sempre, chapeau!
RispondiEliminaAhia!!!
RispondiEliminaUmilmente inginocchiato sui ceci imploro perdono..
Effettivamente la barista del Fusion era una topa da podio olimpico.
Le possibilità sono due:
- L'Alzheimer sta iniziando a martellarmi il cerebro.
- La fanciulla era così insopportabilmente hot che il suddetto cerebro ha dovuto rimuoverne il ricordo al fine di non incorrere in un crash di sistema..